Anglotedesco

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domenica 7 maggio 2017

Il problema dei derivati...altro che stipendi dei parlamentari!




Un sindaco può sottoscrivere un derivato molto sbilanciato che,a lui, permette di incassare oggi un bel pò di quattrini.Sono denari che gli consentono di fare bella figura con i propri elettori,finanziando nuovi investimenti o,semplicemente ,aiutandolo a sostenere la spesa corrente.Per chi verrà dopo, però, la fregatura è certa;il derivato che il Comune ha sottoscritto era strutturalmente squilibrato e il flusso degli interessi da versare alla banca negli anni successivi sarà sicuramente negativo.
Se ti considerano tutte queste voci,si vede che il costo,si vede che il costo dei derivati di Stato italiano è molto piu ingente di quello determinato dai semplici interessi.
In cinque anni lo Stato italiano ha dovuto sostenere un complessivo di 23,5 miliardi di euro per onorare le perdite che ha subito sui derivati.
A partire dal 2014 la Ue ha modificato i principi contabili utilizzati per classificare le diverse voci di bilancio degli Stati membri.Il professor Pisauro aveva dunque preferito utilizzare la vecchia classificazione ,al fine di poter ricostruire i numeri di un periodo piu ampio andando indietro nel tempo fino al 1998.L'Ufficio parlamentare di bilancio,tuttavia, aveva fornito anche i calcoli con la nuova classificazione,pur se limitatamente agli anni 2011-14.
L'Istat e l'Unione europea, sono tenuti a diffondere i dati sui derivati.Ecco come il vero conto dei derivati è saltato fuori:grazie a una decisione di Bruxelles,che ha cambiato i principi contabili.Scrive l'Istat nella nota metodologica che accompagna la divulgazione:le poste di aggiustamento del debito pubblico includono "le passività generate da operazioni particolari come il riacquisto di swaption,la cancellazione di contratti derivati,la ristrutturazione di derivati".Non sono oneri finanziari,,ma vengono quantificate grazie a un'altra voce  statistica che lo Stato è ora tenuto a divulgare,ovvero l'effetto che producono sul debito pubblico.

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