Anglotedesco

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lunedì 1 maggio 2017

Il futuro degli universitari americani? Un bel debito da 500.000 dollari





Presentavo un libro (l'Età del Caos) che è una guida per decifrare le cause profonde del grande disordine mondiale:geopolitico,economico,migratorio,climatico,tecnologico.È anche una sorta di manuale per l'uso del caos:consigli di sopravvivenza in un'epoca in cui il disordine è la nuova normalità.
C'è perfino una specie di happy ending,lieto fine.Mi affascina quel mondo giovanile ,soprattutto californiano,che considera il caos come un'opportunità,ci naviga sopra come i surfisti scivolano agilmente sulle onde minacciose dell'oceano.Questa visione positiva converge con le teorie che nel caos matematico,finanziario o climatico cercano una logica nuova.
Proprio per questo,quando vengo in Italia,le domande si fanno angosciose.I miei coetanei mi chiedono lumi su quel che devono fare i figli,per sfuggire a un presente durissimo.Gli studenti universitari mi propongono un dilemma generazionale: perché gli lasciamo un mondo sconvolto e soprattutto un'Italia tanto  malconcia? Cosa possono fare loro? Solo andarsene?
Non so Stiglitz,ma io quelle domande le vivo sulla mia pelle.Ho due figli sui trent'anni.Da quando sono adolescenti abitano in America,in quella che al momento appare come l'economia piu solida.Il mercato del lavoro negli Stati Uniti offre piu opportunità.Non la sicurezza,però.Tanti giovani anche in America trovano lavori da freelance, contratti a tempo determinato.Sempre piu spesso devono accontentarsi di retribuzioni molto inferiori a quelle dei genitori.In piu hanno sulle spalle debiti enormi con le banche,gli student loans (da noi li chiamano prestiti d'onore),contratti per pagare rette universitarie ormai a livelli assurdi .
Di recente un amico di mia figlia,giovane medico,mi ha detto di avere raggiunto a fine specializzazione un debito complessivo di 500.000 dollari.Mezzo milione!Gli ci vorrà una vita per restituirlo.Con quel che guadagna,non può chiedere un altro mutuo per comprarsi casa.L'idea delle "aspettative crescenti" che era stata tipica del Sogno americano,ogni generazione starà meglio dei genitori e dei nonni,è un miraggio.
Forse gli americani sentono un po' meno lo shock rispetto agli europei,perché negli Usa anche tra gli adulti il "posto fisso" è raro.Tutti hanno accettato da tempo un'insicurezza superiore a quella del Vecchio Continente.Però economisti quali Robert Reich si chiedono come i giovani potranno metter su famiglia,costruirsi una pensione,se continuano a saltare da un lavoro freelance all'altro.
L'America non è il paradiso terrestre neanche al termine di sette anni di ripresa.Tra le centinaia di migliaia di assunzioni  che qui avvengono ogni mese,ci sono tanti addetti ai fast-food o ai supermercati Walmart,pagati al salario minimo.Il minimo federale è 7,25 dollari l'ora,solo di recente alzato in molti Stati Usa tra i 9 e 11 dollari.È sempre troppo poco.Ma ci sono anche assunzioni di giovanissimi ingegneri nella Silicon Valley,di neolaureati economisti a Wall Street,con ben altri stipendi.È una crescita  diseguale.Pur fra tanti squilibri,la ricchezza ha ripreso a circolare,l'economia si è rimessa in movimento.

Da IL TRADIMENTO -Federico Rampini (Mondadori)

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