Anglotedesco

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Secondo voi chi fa piu danni all'Italia Draghi o Berlusconi?

martedì 31 marzo 2015

SOROS:"Le Pen,Putin? Chiedete alla Bce"



Sono d'accordo con quello che dice Soros,il problema è che questo signore è un vigliacco ipocrita che gode di queste cose e le sinistre mondiali lo considerano un Dio.

da LA REPUBBLICA del 24 marzo 2015-George Soros risponde alle domande di Federico Fubini

"La ripresa economia aiuterà,se si conferma.Credo che il quantitative easing (Qe,il programma di acquisti di titoli da parte della Bce) viste le dimensioni dell'accomodamento che offre,avrà,effetti positivi sulla crescita in area euro.Potrebbe aggiungere un punto e mezzo di pil.Purtroppo però aumenterà anche le diseguaglianze fra i Paesi creditori e Paesi debitori e fra persone ricche e povere".

"Il Qe funziona principalmente attraverso il valore degli attivi finanziari,facendolo lievitare.I lavoratori non vedranno molti miglioramenti nei loro salari,anche se l'occupazione potrebbe crescere.Ma chi è ricco aumentare il valore delle sue attività finanziarie"

"Il risentimento politico verso l'Ue è semmai,destinato a crescere.Per chi ha meno di 50 anni nei Paesi pesantemente indebitati, la Ue è il nemico.Questo rafforza il richiamo del populismo".

"Putin ha un piano.La sua ambizione prima di tutto è dividere e destabilizzare l'Ucraina.Oltree a questo,mira anche a dividere la Ue,diffondere l'influenza russa e,se possibile,sostituire gli Usa come il principale fattore esterno di influenza sull'Ue.E' noto che può già pesare molto sull'Ungheria,la Slovacchia e la Repubblica Ceca attraverso il controllo delle forniture di energia".

"Da una parte c'è una nuova Ucraina determinata a diventare piu simile a come la Ue dovrebbe essere.Dall'altro c'è anche una nuova Russia.Su questo ho una certa prospettiva storica,fui molto coinvolto negli eventi al momento del collasso dell'Unione Sovietica 25 anni fa.Allora crollava l'Urss e la Ue stava emergendo.Adesso abbiamo una Russia risorgente piena di risentimento verso la Ue,e impegnata a essere se stessa come rivale degli Stati Uniti.E' una Russia molto potente e molto ostile verso l'Europa.Ma la Ue non lo capisce e si divide".

lunedì 30 marzo 2015

LUIGI DI MAIO:"Il movimento di Landini è inutile"




Sui temi della Giustizia, sono un grillino, hanno ragione al 100% ma purtroppo il resto del Parlamento,per salvare colleghi,amici degli amici, salta sempre tutto.Per il resto il M5S è poco o nulla.Maurizio Landini ha delle idee giuste, ma nel mondo comandato dalla finanza speculativa,non è permesso ,devi precarizzare e privatizzare.Di Maio continua a parlare di reddito di cittadinanza,ma non dice mai dove trova i soldi.Certo ,in Italia per colpa degli italiani e non degli immigati ,caro Salvini, ci sono sprechi per 30 miliardi all'anno...


da LA REPUBBLICA del 30 marzo 2015-Di Maio risponde alle domande di Annalisa Cuzzocrea

"Noi collaboriamo con chi può essere utile.Non vedo come possa esserlo Maurizio Landini,che non ha voti in Parlamento e rappresenta un mondo da cui siamo totalmenti distanti".

"Per fare approvare il reddito di cittadinanza ci servono i numeri sono tutti i benvenuti,ma Landini non ne ha.In più,non si è capito nulla di quello che vuoi fare.E' un nostalgico,ha come punto di riferimento vecchie ideologie:la falce e il martello,l'esaltazione del sindacato come mediazione necessaria tra Stato e cittadini piuttosto, sulla nostra proposta di legge,spero che le opposizioni in Parlamento si muovano,io ho firmato ieri la petizione di  Libera che chiede una legge in cento giorni.Ne rimangono 84".

"La differenza tra noi e Renzi la vediamo nella riforma della Rai.Il Premier vuole togliere di mezzo tutto quel che non è se stesso,vuole solo comandare.Noi invece avviciniamo  le istituzioni ai cittadini attraverso strumenti di democrazia diretta.E prendiamo atto del fallimento di una struttura,il sindacato, che non ha piu senso di esistere.Come le ideologie".

"Il Jobs Act va cancellato,quello che vuole fare Landini al riguardo,però, non l'ho capito.E' un metodo,avvolgere di mistero le proprie intenzioni per attirare i media.Quella legge pensando ad abrogarla in Parlamento.E se sarà necessario un referendum,non è detto che a promuoverlo sia la coalizione sociale della Fiom".

"L'unico modo per aiutare questo paese è dichiarare illegali povertà e miseria.Faremo una grande mobilitazione nazionale sul reddito di cittadinanza,e spero che anche un partito di coccio come il Pd ne capisca l'importanza.Vogliamo presentare ai cittadini gli italiani che ne stanno usufruendo in altri Paesi per far capire come funziona.Un amico con cui facevo il cameriere.Si,lo facevo fino a un anno prima di entrare in parlamento.Questo mio amico è andato a farlo in Gran Bretagna perchè guadagnava di piu.Ha perso il lavoro,ma lo Stato lo ha chiamato,gli ha  dato un reddito, lo ha formato come saldatore e lo ha aiutato a trovare un nuovo impiego.La legge che proponiamo creerà 10 milioni di nuovi consumatori presso l'impresa e l'edilizia,farà ripartire il mercato degli affitti".

domenica 29 marzo 2015

COLIN CROUCH: "Alle èlite non serve una dittatura per esercitare il potere"



D'accordo con il sociologo inglese Colin Crouch,però ricordiamoci sempre che dare le chiavi in mano alla finanza speculativa è la politica.L'abolizione della Glass-Steagall, ha fatto molti piu danni che l'introduzione dell'euro,sopratutto ai ceti medio-bassi.Nonostante tutto le gente sfruttasse meglio la tecnologia e internet, ci creerebbero posti di lavoro senza bisogno di mettere piede in una fabbrica.

da IL MANIFESTO del 26 marzo 2015 -Colin Crouch risponde alle domande di Benedetto Vecchi

"Viviamo una situazione paradossale oltre che un paradosso,i regimi politici europei e statunitense sono una forma di atrofia della democrazia.La globalizzazione lo rende evidente,così come rende manifesto il fatto che la democrazia (che rimane principalmente nazionale) cessa di esistere sulla soglia dei posti dove si prendono le decisioni piu importanti sull'economia.Il declino delle identità di classe e della religione,elementi fondamentali nella definizione delle identità politiche nei primi decenni dei processi di democratizzazione,priva gli elettori di legami con il mondo politico.Ma anche i partiti politici ormai si sentono lontani dalla popolazione e usano i metodi del "marketing" come surrogato dei legami venuti meno con chi dovrebbero rappresentare.La cattura dell'attenzione creata dal marketing politico crea però legami artificiali,contingenti;e dunque non convincenti.La crescita della disuguaglianza rende infine molto piu facile che le èlite e le grandi imprese controllino la politica.Questo comporta una trasformazione della forma dello Stato post-feudale saldamente nelle mani della nuova aristocrazia delle grandi imprese.Uno stato,tuttavia,che ha una legittimazione democratica.Alle èlite non serve quindi piu una dittatura per esercitare il potere".

"Il deperimento dello stato-nazione è sotto gli occhi di tutti.Per me,però,le cose sono complesse.Alla luce della globalizzazione,un fenomeno che ritengo positivo,abbiamo bisogno di trascendere lo stato-nazione,perchè è un modo di organizzare e gestire la vita pubblica inadeguato rispetto i compiti politici che abbiamo di fronte.Abbiamo bisogno di queste istituzioni sovranazionali.Piu che abolire dobbiamo però lavorare a una loro democratizzazione.Questo vale anche per l'Unione Europea.Per quanto riguarda l'Europa siamo di fronte a un caso di reculer pour mieux sauter,come dicono i francesi,cioè di arretrare un pò per meglio compiere un balzo in avanti.E' infine vero che la politica nazionale ormai si interessa,forse troppo,delle piccole cose,in una miscela di superfetazione degli interventi sulla vita dei singoli e incapacità di fronteggiare i problemi derivanti dalla globalizzazione".

"C'è sempre stata una tensione nella politica europea tra il neoliberismo e una politica sociale,con una egemonia del primo aspetto.D'altronde non possiamo dimenticare che il progetto iniziale era di fare un mercato comune.Ma la "mercatizzazione" ,benchè porta alcuni vantaggi,produce danni sociali.Da questo punto di vista la definizione di politiche sociali è indispensabile per riparare i "danni prodotti dalle politiche neoliberali.
Per sintetizzare:piu si diffonde la "mercatizzazione" ,piu deve crescere l'impegno per sviluppare interveni politico-sociali per stabilirne limiti e argini.Questo è accaduto,seppur parzialmente ,durante i lavori delle commissioni europee presidute da Delors e da Prodi.Quel che manca oggi è invece l'opera di "bilanciamento" che può essere esercitato da parte della politica.E' questo un aspetto del trionfo della postdemocrazia.Affinchè si sviluppi un'Europa sociale servono proteste e mobilitazioni dei cittadini.Solo in questo modo i governi,le banche e le altre istituzioni (sia nazionali,che europee che internazionali) potranno cambiare la loro agenda".

"Il declino dei sindacati,causato principalmente dal declino della gran industria e la crescita dei settori postindustriali non organizzati,ha reso piu facile un attacco contro i diritti sociali di cittadinanza.Ora però è importante capire i cambiamenti nel lavoro.Le conquiste operaie e sindacali degli anni Settanta hanno come sfondo un'economia industriale,che non è ovviamente scomparsa,ma è tuttavia segnata da una sistematica condizione"congiunturale" dovuta ai continui e repentini mutamenti nell'economia.Prendiamo ad esempio,l'articolo 18 del vostro Statuto dei lavoratori.E' una norma pensata e valida in un preciso contesto storico-produttivo tese a garantire alcuni diritti dei lavoratori,come ad esempio il licenziamento ingiustificato.L'esito delle profonde e drammatiche trasformazioni economiche è la "sparizione" di interi settori produttivi in alcuni Paesi europei.Da qui la necessità di elaborare nuove tipologie di diritti a difesa del lavoro.Se i lavoratori sono costretti a vivere periodi piu o meno lunghi di disoccupazione hanno bisogno di un compenso generoso per continuare a vivere.Allo stesso tempo devono accedere a corsi di formazione professionale finalizzati a trovare un nuovo lavoro.Politiche di questo tipo sono particolarmente deboli in Italia.I sindacati,piu che attestarsi nella sola difesa dell'articolo 18, dovrebbero  attivarsi anche per lo sviluppo di politiche del lavoro.Allo stesso tempo,però,il governo non può limitarsi a volere l'abolizione dell'articolo 18;dovrebbe sviluppare nuovi diritti adeguati per l'economia attuale".




venerdì 27 marzo 2015

La gente in Irlanda sta ancora soffrendo



Analisi perfetta di Cartherine Dunne.Viviamo in un sistema economico neoliberista dove sono esclusi i ceti medio-bassi.Bisogna tenere i conti in ordine, la crescita ,lavori precari in nome della modernità.Certo, poi non bisogna ascoltare gli sciocchi come Salvini che  cercano di convincerti che sei senza casa e lavoro perchè li danno agli immigrati clandestini.

da LA REPUBBLICA del 27 marzo 2015.Catherine Dunne risponde alle domande di Enrico Franceschini

"L'Irlanda sarà anche una tigre,ma non è piu quella di prima".

"Le statistiche non dicono tutto.A Dublino ci sono delle sacche di benessere evidenti.E anche in altre città.Ma altrove la vita rimane dura.Molta gente non si è riavuta dalla tremenda crisi di otto anni fa.Non si faccia illudere dalle luci che di nuovo brillano,dai ristoranti alla moda,dalle boutique".

"In campagna nei villaggi.Nelle piccole città non è ancora tornato il boom di prima della crisi.Tutti posti dove le famiglie stentano ad arrivare alla fine del mese o non riavranno mai piu il tenore di vita di prima.Ma sopratutto il presunto ritorno del boom non fa i conti con quelli che ne sono andati".

"Le cifre indicano che l'emigrazione è tornata al livello degli anni 50'.Chi è uscito distrutto dalla crisi non ha avuto altra alternativi che andarsene,in America ,in Australia,ovunque ci fosse la promessa di un lavoro e di un'esistenza migliore".

"La politica dei sacrifici del ridurre il debito ha pagato per rimettere a posto le casse dello Stato.Ma i sacrifici non li hanno fatti quelli che hanno provocato la crisi:i banchieri,i costruttori.Li ha fatti,come sempre,la povera gente".

"L'Irlanda si è rimessa in piedi,ma in  un modo che non mi piace.Svuotandosi.Prendendo parte della propria popolazione.Affamando ed esasperando tanti altri.Se questo è il metodo delle odierne democrazie europee,non mi meraviglia che qualcuno della fiducia nel sistema.La mia generazione sperava in un mondo migliore non ci siamo riusciti.Vedremo se lo faranno i nostri figli".

"Le cito una metafora che mi ha raccontato un amico qui a Dublino.Se togli dalle strade tutti i semafori,non puoi sorprenderti se ci sono tanti incidenti stradali e si blocca il traffico.Lo stesso risultato è avvenuto con la deregulation finanziaria,quando si è data mano libera a banche e speculatori.E il nostro paese è andato a fracassarsi contro un muro".


giovedì 26 marzo 2015

MARTIN SCHULZ: "Varoufakis abbassi i toni"



Schulz è sempre un bugiardo.Ma come si fa a dire che la Grecia non è fallita ed ha grandi potenzialità?Il ceto medio-basso greco (non solo) sta pagando prezzi salatissimi per cercare di mettere i conti in ordine.Varoufakis è una marionetta e sapete quello che ha detto Tsipras qualche giorno fa?
"Non sono di certo venuto qui a chiedere che Berlino paghi gli stipendi degli statali greci,bisogna parlarsi e capirsi,noi rispetteremo i trattati,e per me la democrazia tedesca non ha nulla da spartire col Terzo Reich".

da LA REPUBBLICA del 24 marzo 2015-Martin Schulz risponde alle domande di Eugenio Occorsio

"E' un errore da evitare assolutamente quello di ridurre una questione tragica come la Grecia,dove la popolazione sta pagando un tributo immane alla povertà e alla disoccupazione,a una lotta fra due Paesi,oppure fra ricchi e poveri d'Europa".

"Secondo me qualcosa di vicino al 100%.Per il semplice motivo che non è possibile che si arrivi a una rottura che avrebbe conseguenze a catena devastanti.L'accordo sarà politico,e a Berlino se ne potranno anche gettare le basi,ma dovrà essere perfezionato in sede tecnica e sancito da tutti a Bruxelles proprio perchè non è una partita privata fra Grecia e Germania.E non potrà essere diversamente io sono stato pochi giorni fa in Cina.Parlo continuamente con i leader mondiali,e tutti sono attoniti e increduli che l'Europa rischi di rompersi in nome di un confronto ideologico,per di piu quando si sta  parlando di un Paese così ricco di storia e di risorse".

"Non solo non è fallita ma la Grecia ha enormi potenzialità,pensiamo solo all'energia solare ed eolico o al turismo.Guardi,Varoufakis sarà anche un brillante economista ma si vede senza ombra di dubbio che manca di esperienza politica".

"La crisi sarà davvero finita quando la disoccupazione inizierà a diminuire dappertutto in Europa.Ma i segnali sono positivi,e la prova ce l'ho proprio qui in Italia.Bene,negli ultimi tre-quattro anni avevo trovato un clima pesantissimo,una depressione diffusa quale non avevo mai visto.Almeno in Italia,forse in Germania.Ora in un anno di governo Renzi mi sembra che sia tornato un ottimismo costruttivo,una voglia orgogliosa di riemergere a riaffermarsi che può essere decisiva.C'è anche un consenso inedito per le riforme:prima quando provava a fare una riforma veniva affossato dall'establishment politico, ora accade il contrario"

mercoledì 25 marzo 2015

KONSTANTINOS PAPADOPOULOS:"Atene deve accettare la linea dell'Ue"



E' una cosa inevitabile ,sei dentro  in questo sistema e devi rispettare le regole.Ma io mi chiedo.Ma non poteva pensarci prima? Adesso mi vengono a dire che speravano in un'altra Europa.Beppe Grillo che anni fa a Rolling Stones diceva che senza l'euro avremmo fatto la fine dell'Argentina, adesso è anti-euro.

da LA STAMPA del 23 marzo 2015-Il professore di Economia all'Università "Aristotele" di Salonicco risponde alle domande di Francesco Magris

"La dimensione del debito pubblico è stata certamente,e forse volutamente, sottostimata prima dell'entrata del Paese nell'eurozona nel 2000,e pure nel biennio 2008-2009,sfruttando certe ambiguità nella definizione tecnica da attribuire al "settore pubblico".Ma l'istituto di rilevanza statistica greco è indipendente e negli ultimi cinque anni siamo stati monitorati dalla Troika e dall'Eurostat.La situazione è drammatica:il tasso di disoccupazione è del 27% (quello giovanile pari al 50%) e il debito pubblico si eleva a 315 miliardi di euro,ossia il 176% del Pil,frutto del susseguirsi negli anni di colossali disavanzi di bilncio.Nel 2014,ad esempio,il deficit secondario è stato di 4,5 miliardi".

"Nel dicembre 2014,il govorno di coalizione di Samaras e di Venizelos ha chiesto due mesi di proroga per l'adempimento degli impegni,al quale era condizionato l'esborso della tranche finale da parte della Troika di un prestito di 7,2 miliardi di euro,essenziale per combattere il gap di liquidità,ma agennaio ha vinto Syriza,le cui promesse anti-austerità non erano in linea con lo spirito del memorandum.All'inizio di marzo il ministro delle Finanze Varoufakis ha presentato una lista di riforme per tutelare le fasce della popolazione piu colpite dalla crisi.nessun riferimento alle riforme che costituivano il numero della negoziazione".

"Purtroppo la Bce non vuole accettare i titoli dì Stato greci come collaterale i titoli di Stato greci come collaterale:sono considerati troppo rischiosi.Se la Grecia accettasse i suggerimenti del Gruppo di Bruxelles (come il nuovo governo chiama la Troika), i buoni del tesoro aumenterebbe di credibilità e potrebbero partecipare al Qe.Se le finanze pubbliche fossero più solide,si aprirebbe la possibilità di accedere ai mercati internazionali.A oggi non è possibile,per il persistente problema di liquidità e i lunghi e infruttuosi.Negoziati".

"Il problema è l'architettura stessa  dell'Europa.L'ideale di una confluenza dei vari Stati in un'Unione prospera e solidale di paesi inspirata a un ideale di economia sociale di mercato si è arenato di fronte all'esigenza di criteri di convergenza fiscale,ritenuti necessari per un'area valutaria comune".

"L'aiuto alla Grecia,pure in termini di bassi interessi richiesti sui prestiti concessi,è stato subordinato all'adozione di misure oltremodo austere che stanno rovinando un'intera generazione e forse pure quella futura.Un prezzo da pagare troppo alto".

martedì 24 marzo 2015

TRONCHETTI PROVERA:"Il Jobs act è un atto di vera politica industriale"



In questo mondo comandato dalla dittatura neoliberista, quello che dice Tronchetti Provera (persona che non stimo per niente,un altro che ha approfittato della vergognosa Giustizia italiana) è vero.


dal CORRIERE DELLA SERA del 24 marzo 2015-Tronchetti Provera risponde alle domande di Federico De Rosa

"Mi preoccupano certi sussulti che sanno di antico.La vera politica industriale si fa creando le condizioni per attrarre investimenti,che creano posti di lavoro,dando spazio alla formazione e allo sviluppo di tecnologie per far leva sulle eccellenze che forynatamente ancora  esistono nel Paese.Se guardo fuori dall'Italia vedo che le case automobilistiche vanno a produrre in Gran Bretagna,in Germania e in Spagna.Solo ultimamente,per fortuna, Fca ha ripreso a creare posti di lavoro.Perchè queste difficoltà in Italia? La risposta non   può essere certo nazionalismo di maniera che parla in modo superficiale di politica industriale".

"In Italia  è mancato un progetto per il futuro dell'industria.Oggi abbiamo la possibilità di diventare il Paese delle opportunità per gli italiani e gli stranieri.Se abbiamo perso competitività per molti anni è proprio perchè le scelte di politica industriale del passato hanno impoverito il Paese.Per decenni abbiamo sentito dire che piccolo è bello,ma il  piccolo per crescere ha bisogno della dimensione,che porta a ragionare in grande tutti gli attori del mercato creando una società piu aperta.L'Italia invece non ha creato le condizioni per attrarre i grandi e per far crescere le aziende medie.Quando un'azienda decide di uscire dall'Italia ci si dovrebbe chiedere perchè.Certo, a pensarci i "lacci e lacciuoli" invocati da Guido Carli,erano nulla.Oggi c'è un nodo gordiano ,di cui ha beneficiato chi conosceva le scorciatoie per evitare i nodi e la corruzione è dilagata.Troppo spesso,di fronte a un problema,si è fatta una nuova legge senza guardare a quelle che andavano eliminate perchè la nuova potesse funzionare.E tutto è diventato sempre piu complesso".

"Ha lo sguardo giusto sul mondo e l'agenda giusta.Il Jobs act è un atto di vera politica industriale".

lunedì 23 marzo 2015

DOMENIQUE REYNE':"Alla Le Pen non basta piu la retorica anti-Ue"



I discorsi che fa Marine Le Pen contro l'Europa sono giusti,il problema è che il Front National non ha un programma di piena occupazione e punta tutto sul cacciare gli immigrati per dar lavoro ai francesi.In tema di immigrazione la Francia è molto piu avanti dell'Italia, il razzismo ,perchè il FN è razzista, non serve a nulla e i francesi lo hanno capito.

Da LA REPUBBLICA del 23/03/2015

"I dirigenti Fn possono rigirare i dati come vogliono,ma dal loro punto di vista è un risultato deludente.In termini assoluti si tratta del migliore risultato nella storia del Fn alle elezioni dipartimentali.Ma nella traiettoria vincente del partito è una frenata.Da quando Le Pen ha preso la leadership ha fatto il miglior risultato alle elezioni presidenziali del 2012,poi alle municipali del marzo 2014 e alle europee del giugno 2014.Questa volta,c'eravamo già i manifesti pronti con la scritta "primo partito in Francia.Non è stato così".

"L'esempio di Tsipras in Grecia sta mostrando che quando un partito anti-sistema vince le elezioni poi non riesce a governare.La retorica anti-Ue svanisce davanti alla dura realtà.Inoltre,il Fn si sta mettendo in un'impasse politica.Anche questa stavolta sarà al secondo turno in alcuni scrutini ma perderà.Nell'elettorato si insinua il dubbio che un voto Fn sia un voto perso".

"Dopo le municipali e le europee si conferma un'esplosione della gauche di governo,del suo apparato di eletti locali.La divisione elettorale della sinistra non è solo nelle urne.Siamo davanti a un dato ormai strutturale.La sinistra non ha piu un'unità ideologica e programmatica.Non c'è piu possibilità di andare da Jean-Luc Melenchon (leader Front De Gauche) a Emmanuel Macron (attuale miinistro dell'Economia).Il risultato delle dipartimentali è la conferma di un processo di evaporazione della sinistra".

domenica 22 marzo 2015

Sindacati e sindacalisti:il rinnovamento necessario.Di Lidia Undiemi




E' la classe dei lavoratori,in quanto forza collettiva,l'ultimo ostacolo alla definitiva affermazione del capitalismo finanziario.Il che spiega l'accanimento delle politiche neoliberiste sul sistema giuslavoristico italiano.
Troppe concessioni sono state fatte alle grandi imprese che,accordo dopo accordo,cessione dopo cessione,appalto dopo appalto,hanno inesorabilmente sopraffatto i lavoratori.E' inutile rivendicare l'articolo 18 in una situazione in cui ci sono società che sopravvivono per non piu di qualche anno,facendo sì che chi ne detiene il controllo possa assumere altri lavoratori,preferibilmente giovani,sottopagati e poco sindacalizzati.E' il "mercato dei lavoratori low cost":così viene generalmente definito quell'enorme bacino di persone che,pur realizzando una prestazione in favore di una grande azienda,vengono precarizzati con un banale escamotage legale.
La classe media italiana si avvia a fare la fine di quella americana,disintegrata proprio a causa della perdita dei diritti e del potere di contrattazione.
Tutto è cambiato nel 1974,spiega Harold Mayerson,quanti i salari scesero del 2,1%,e nessuno capì che ciò segnava un punto di svolta nella storia economica degli Stati Uniti: "la produttività è aumentata dell'80%,ma la retribuzione mediana è cresciuta appena dell'11% (e oggi) la quota dei salari sul reddito nazionale,per decenni superiore al 50%,è al minimo storico del 43 %,mentre la quota di reddito dei profitti d'impresa non è mai stata così alta".Il calo degli stipendi fu,compensato,con un forte indebitamento da parte delle famiglie.La crisi che si è manifestata nel 2008 è dipesa da tutti quei fattori con cui,adesso, anche noi dobbiamo fare i conti:globalizzazione,delocalizzazione,finanziarizzazione,terziarizzazione dell'economia statunitense e uno sfrenato outsourcing.Così,mentre  venivano bruciati milioni di posti lavoro nell'industria,quelli nel terziario aumentavano,sino ad arrivare nel 2013 a imporre come i principali datori di lavoro del settore privato quei rivenditori al dettaglio specializzati nell'assunzione di lavoratori a basso costo: Walmart,Yum! Brands e Mc Donald's.
La testimonianza che arriva d'oltreoceano conferma  come le politiche neoliberiste distruggano,in nome del profitto,il benessere dei cittadini.
Tornando all'Italia,abbiamo visto come la cedevolezza dei sindacati,rispetto alle manovre societarie oggetto di questo libro,abbia spinto i lavoratori a trovare il coraggio di auto-organizzarsi e affrontare il problema per quello che è la mercificazione del lavoro secondo sofisticate logiche mercantiliste.Tutti i gruppi di lavoratori che si dovessero trovare in futuro nella stessa condizione dovrebbero,forti dell'esperienza di questi "pionieri" ,seguire il medesimo percorso.
Il primo passo consiste nell'identificarsi nel problema comune indipendentemente dal settore di provenienza (telecomunicazioni,commercio,bancario,metalmeccanico) e dalla forma contrattuale con cui si è stati assunti (contratto a tempo determinato ,a tempo indeterminato,collaborazione "a progetto",ecc):è nata una nuova e trasversale categoria di lavoratori,quella dei gruppi di società (che implicita la questione dell'outsourcing), ai quali il progetto di legge proposto tenta di attribuire una certa rilevanza in sede di contrattazione.

da IL RICATTO DEI MERCATI -Lidia Undiemi (Ponte alle Grazie)

venerdì 20 marzo 2015

Il Jobs Act inciderà sul Pil al massimo per lo 0,1%



Sono d'accordo con Giulio Marcon.Ormai è così ,bisogna adeguarsi al nuovo mondo, cioè lavori precari,temporanei tramite agenzie interinali.Un mese quello,tre mesi l'altro e aumenta si la produzione ma intanto il Pil non cresce e la gente non ha futuro.questo è il Jobs Act.


da IL MANIFESTO del 20 marzo 2015-Giulio Marcon

Una volta,per essere competitivi,si svalutava la moneta,oggi si svaluta il lavoro:meno diritti,meno tutele,meno retribuzione.Le politiche neoliberiste si sono basate in questi decenni su quattro pilastri:la riduzione della spesa pubblica e del ruolo dello Stato:le privatizzazioni e le liberazioni (a partire da quella della circolazione dei capitali); gli investimenti privati (il mercato) e la precarizzazione del mercato del lavoro.La riforma del mercato del lavoro è una di quelle riforme strutturali cui Renzi affida la speranza di rilanciare  l'occupazione e l'economia.In realtà,come sappiamo tutti,in questi anni l'esistenza di oltre 45 forme di lavoro atipico non ha incoraggiato ad assumere di piu, ma semplicemente a sostituire i contratti di lavoro con tutele  con forme di lavoro precario,senza diritti.Non si sono creati posti di lavoro in piu,ma solo piu lavori precari.Ne queste riforme hanno avuto effetti salvifici sull'economia.Proprio nel Def si dice che l'impatto del Jobs Act sul Pil sarà minimo:non piu dello 0,1% si tratta di previsioni;e quelle del governo in questi vent'anni sono sempre state troppo ottimistiche e poi inevitabilmente corrette al ribasso.
L'assunto dal quale si parte è noto:bisogna mettere le imprese nelle condizioni di avere meno vincoli e costi possibile.E così potranno assumere.solo che, probabilmente,i nuovi saranno assai pochi:la maggior parte dei nuovi  contratti saranno sostituiti,cioè trasformeranno rapporti di lavoro pre-esistenti piu gravosi di quelli piu convenienti introdotti dalla legge di stabilità.Tutte le agevolazioni fiscali di questi anni,le imprese non le hanno utilizzate per fare investimenti nell'economia reale,ma in quella finanziaria e speculativa o per arrotondare i loro profitti.La realtà è che i governi occidentali di questi anni ( e Renzi oggi),rinunciano ad ogni politica industriale ,non c'è una politica degli investimenti pubblici (che in 20 anni si sono dimezzati),non c'è una politica del lavoro.
Servirebbe uno Stato che fosse attivo,indirettamente,nella creazione di posti di lavoro,attraverso un'agenzia nazionale come quella (la Works Progress Administration) che fu creata da Franklin Delano Roosvelt durante il New Deal.E servirebbero degli investimenti pazienti (che danno riscontro sul medio periodo) in settori fondamentali per creare buona economia e buona occupazione:nell'innovazione e nella ricerca,nel settore formativo ed educativo e nella coesione sociale.E poi,bisognerebbe riprendere un discorso che oggi può sembrare in controtendenza (sicuramente rispetto alle politiche neoliberiste),ma quanto mai attuate e necessario:la riduzione dell'orario di lavoro.

giovedì 19 marzo 2015

Maurizio Lupi si deve dimettere!


foto presa da www.danielemartinelli.it


Per oggi mettiamo da parte l'economia e parliamo di politica interna.Ammetto che sono un mezzo grillino e l'ultima volta che sono andato alle urne ho votato Antonio Di Pietro perchè per la Giustizia sono i migliori.Maurizio Lupi si deve dimettere,è il classico ciellino falso.Visti i tanti scandali ,la Chiesa non merita rispetto.
Sono d'accordo con Marco Lillo sui motivo che ha elencato oggi sul FATTO QUOTIDIANO:

1)Luca Lupi ha ricevuto da Stefano Perotti,l'amico di famiglia arrestato,un Rolex come regalo di laurea e un posto di lavoro.Il padre nega di averlo raccomandato.I verbali dicono altro.

2)I magistrati di Firenze ritengono di aver accertato che il dirigente arrestato due giorni fa esercitava un potere assoluto anche su Lupi,fino a scrivergli il programma Ncd.

3)Girlanda,indagato con Incalza e Perotti,è stato imposto da Verdini come sottosegretario e scelto da Lupi per la delicatissima delega alla segretaria del Cipe ,organismo che finanza le Grandi opere.

4)Perotti, definito da Lupi,amico di famiglia,grazie all'alleanza con Incalza ha accumulato incarichi di direzione lavori per 25 miliardi di valore totale.Lupi non se n'è accorto.

5)Frigerio,arrestato nel 2014 per la corruzione sui lavori Expo,sosteneva che il sodale Grillo,esponente Ncd pure arrestato,era in contatto con Lupi,che ha sempre negato.

mercoledì 18 marzo 2015

LUIGI ZINGALES:"La vera colpa dell'euro"




La vera colpa dell'euro non sta nell'aver reso non competitive le merci italiane,ma nell'aver permesso alle nostre istituzioni poco competitive di sopravvivere immutate.Qualsiasi organizzazione,sia essa statale o privata,tende alla sclerosi.Nel settore privato ciò che frena questa sclerosi è la concorrenza:le imprese che non si adeguano muoiono.Lo Stato invece opera in regime di monopolio,quindi è isolato da qualsiasi forma di competizione interna.
Storicamente,la maggior competizione veniva da una minaccia militare esterna.Per esempio ciò che portò gli Stati a istruire i propri cittadini in modo obbligatorio e gratuito non fu benevolenza o lo spirito di progresso dei governanti,bensì la pressione militare degli Stati confinanti.Il Secondo impero in Francia  aveva cercato di imporre l'educazione obbligatoria e gratuita,ma era stato bloccato dalla Chiesa e dai contadini che non volevano perdere manodopera nei campi.Dopo la sconfitta di Sedan nel 1870,però,si diffuse in Francia la convinzione che il "maestro elementare prussiano era l'architetto di Sedan e la moderna istituzione secondaria della Realschule aveva fornito la base scientifica per l'efficienza militare prussiana".Per questo il ministro della Pubblica istruzione Jules Ferry nel 1882 rese la scuola obbligatoria e gratuita fino a tredici anni,con l'obiettivo di "insegnare ai francesi a essere certi della superiorità della loro nazione nel diritto ,nella cultura,e nelle istituzioni repubblicane".
Quello francese non è un esempio isolato;uno studio di 137 Paesi nel periodo 1830-2001 evidenzia una forte correlazione tra minaccia militare e aumento dell'istruzione obbligatoria.Fortunatamente la minaccia bellica non è l'unica forma di pressione competitiva sugli Stati.Quando il lavoro è scarso e la mobilità elevata,come negli Stati Uniti fino alla Grande depressione,la competizione tra Stati può raggiungere gli stessi effetti.Per attirare abitanti, gli Stati americani dell'Ovest offrirono diritto di voto ed educazione primaria gratuita".Gli Stati dell'Est dovettero adeguarsi.
Negli ultimi settant'anni in Europa abbiamo eliminato la competizione militare.Questa scelta ha ovvi benefici,ma ha ridotto la pressione verso l'efficienza delle istituzioni statali.La scarsa mobilità del lavoro e quindi l'assenza di una vera e propria competizione ad accaparrarsi lavoratori da altri Stati ha eliminato la competizione militare.Questa scelta ha ovvi benefici,ma ha ridotto la pressione verso l'efficienza era il tasso di cambio e il tasso a cui queste istituzioni nazionali prendevano a prestito.Negli anni Settanta,infatti, molte riforme di bilancio in Italia vennero fatte come conseguenza delle condizioni imposte dal FMI per il suo prestito del 1976;negli anni Novanta le privatizzazioni furono fatte esclusivamente per motivi di bilancio.Ma l'euro ha eliminato anche queste forme di pressione.Con il cambio fisso e l'indicatore del rischio di default "drogato" dalle regole europee e dalle dichiarazioni dei leader europei,il governo italiano non ha avuto nessuna forma di pressione esterna verso l'efficienza.Paradossalmente il ventennio berlusconiano è stato reso possibile anche dallo scudo europeo.
Nel 2011 abbiamo rivisto l'importanza di questa pressione esterna.Ma è durata poco.Appena l'Omit di Draghi ha anestetizzato lo spread,la pressione riformatrice è svanita.Ora ci troviamo in mezzo al guado:non siamo totalmente responsabili del nostro destino,ma non veniamo neppure puniti per i nostri errori.Non è una combinazione che promuove l'efficienza delle nostre istituzioni.L'Europa ha tutto l'interesse a evitare che l'Italia faccia saltare l'euro perchè ciò sarebbe molto costoso per tutti.Ma,non ha alcun interesse a impiegare tempo e risorse per far migliorare le nostre istituzioni.Quella rimane una nostra responsabilità.

da L'EUROPA O NO-Luigi Zingales (Saggi Rizzoli)

martedì 17 marzo 2015

MASSIMO CACCIARI: "Landini non ha capito che il mondo è cambiato"


foto presa da www.espresso.repubblica.it

Come ha detto Giorgio Cremaschi sabato scorso a Parma, Landini  prenderà ordini dall'Europa senza dire nulla.Sono d'accordo con lui.Come dice giustamente  Cacciari il mondo è cambiato, Landini vuol difendere i lavoratori ma le cose andranno sempre peggio e l'operaio è costretto ad accettare lavori in totale schiavitù.Si chiama modello neoliberista che lui continua a non capire.

da LA STAMPA del 16 marzo 2015-Massimo Cacciari risponde alle domande di Francesco Maesano

"Con Landini bisogna innanzitutto cambiare il sindacato,garantirne al suo interno si svolga un'autentica vita democratica".

"Forse bisogna fare una legge sulla rappresentanza sindacale, purchè non lo faccia Renzi sulla loro testa.Dovrebbe essere il sindacato a fare una proposta,non aspettare che dei partiti che si sono liquefatti gli dettino le regole".

"Landini mi è molto simpatico.E poi quando parla della classe operaia mi scatta una nostalgia irresistibile.Ma non ha capito che il mondo è cambiato".

"Il mondo prima era piu semplice,ma non bisogna averne nostalgia.Fare le previsioni in questo mondo è diventato impossibile,troppe variabili,nessun valore conosciuto.Fintanto che non si mettono d'accordo tutti gli oppositori di Renzi,Landini non si muoverà".

"L'opposizione non si fa con uno stillicidio di no a Renzi.Non c'è piu possibilità di politiche di compromesso.La gente ha bisogno di posizioni chiare e leadership definite,i pontieri non servono piu".



lunedì 16 marzo 2015

In Germania prezzi e salari troppo bassi




Uno dei tanti articoli che spiegano la situazione in Germania,come vivono i ceti medio-bassi.Crescita e conti in ordine togliendo alle fasce piu deboli il potere d'acquisto e riducendole alla schiavitù.Strano che queste cose siano state scritte su LA REPUBBLICA giornale-ultrà della Germania.Comunque certe cose sembrano il copia/incolla del libro di Alberto Bagnai


Valentina Conte-La Repubblica 13 marzo 2015

Per Nomisma questa Europa è tanto squilibrata al suo interno quanto quella di quattro anni fa.Al punto che se la Germania ostacola il programma della BCE di acquisto di titoli,il Quantitative Easing,e non "surriscalda" la propria economia,tirando su prezzi e salari fino al 3% nei prossimi anni, non solo mette "a rischio" il percorso della ripresa.Ma "riapre le falle nella credibilità della moneta unica".In altre parole,un'altra crisi dell'euro è possibile.
Lo scenario di Nomisma,che sarà diffuso quest'oggi dalla società di studi economici bolognese,non  è confortante.E' l'analisi degli anni pre-crisi e del "periodo dell'aggiustamento" (2009-2014) in cui i paesi indebitati (Italia,Francia,Spagna, Portogallo e Grecia) hanno provato a rincorrere il modello tedesco.Senza però riuscirvi,visto che la Germania portava l'asticiella sempre piu in alto,come il bersaglio mobile del videogame.E a prezzo di enormi sacrifici della popolazione,dunque "recessione,ampliamento della disoccupazione,azzeramento delle inflazioni,contenimento della dinamiche dei costi unitari di produzione".
E cioè abbassamento dei salari."Faticosi processi di svalutazione interna,questi in gran parte vanificati dal fatto che il  Benchmark tedesco ha continuato a muoversi in senso opposto alle necessità del riequilibrio europeo,svalutando ancora",spiega Sergio De Nardis,capo economista di Nomisma.
Non essendo piu possibile la svalutazione del cambio come negli anni 90',ora con la moneta unica il suo meccanismo a disposizione dei paesi europei per rosicchiare competitività ai vicini di frontiera,nell'ambito di un modello di crescita,guidato dalle esportazioni,è la svalutazione interna all'Eurozona.
Che si traduce di fatto in una riduzione del costo del lavoro.Grecia,Portogallo,Spagna e Italia l'hanno fatto.Le prime tre in dosi anche massicce (-10%, -6%, -4%),l'Italia dell'1,8%.Ma la Germania nel frattempo non è stata ferma ed anziche aumentare le buste paga,vista la piena occupazione,le ha ridotte ancora e ancora (-2,5%).Risultato:gli squilibri permangono gli sforzi fatti fin qui degli altri Paesi indebitati non solo sono stati inutili,ma non si sono tradotti in maggiore competitività (per centrare questo obiettivo il costo del lavoro doveva scendere addirittura del 20% in Grecia,del 9% in Spagna,del 7%  in Italia, del 6% in Portogallo e del 5% in Francia).

domenica 15 marzo 2015

Lidia Undiemi,Emiliano Brancaccio e Sergio Cesaratto a Parma



Per prima cosa mi scuso per i video e sinceramente non capisco cosa sia successo al mio smartphone,l'importante però è sentire quello che dicono perché è davvero molto interessante.

LIDIA UNDIEMI

EMILIANO BRANCACCIO

SERGIO CESARATTO

venerdì 13 marzo 2015

Il politologo DAVID HARVEY:"Nel lungo periodo Syriza vincerà"



Mah,con questa Europa la vedo molto dura.Le idee di Syriza sono anche giuste,il problema è che in questo sistema è veramente dura.

da IL MANIFESTO del 13 marzo 2015-David Harvey risponde alla domande di Francesco Bogliacino

"Non credo sia facile definire cosa sia il successo o la sconfitta in questo caso.Nel breve periodo,secondo molti criteri Syriza fallirà,ma credo che nel lungo periodo registrerà una vittoria,perchè ha posto sul tavolo le domande che semplicemente non potranno essere evase.La domanda è a questo punto sulla democrazia quando Angela Merkel è diventata l'autocrate che decide dello stile di vita di tutti in Europa.Arriverà il momento in cui l'opinione pubblica griderà che i governi autocratici devono smetterla.Alla fine se la Merkel e i leader europei si arroccheranno sulle loro posizioni spingendo la Grecia fuori dall'Europa (cosa che probabilmente accadrà),le conseguenze saranno di gran lunga piu grandi di ciò che essi pensano.In molti casi i politici fanno grossi errori di calcolo e penso che questo sia un caso".

"Syriza e Podemos hanno aperto uno spazio politico perchè accadano cose nuove.Cosa? Non so prevedere.Certo ci sono le sinistre anti-capitaliste che li accusano di "riformismo".Può anche essere vero,ma sono forze che hanno proposte per la prima volta preso quel cammino si aprono  nuove possibilità.Se rompi per la prima volta il mantra dell'austerità,se spezzi il potere della Troika,allora poi crei lo spazio per prospettive nuove che possono poi evolvere.Credo che in questo momento la cosa migliore che ci possiamo augurare è qualcosa di simile a questi partiti in Europa,che inizino a definire le alternative di sinistra che mancano.Probabilmente  saranno populisti,con i  limiti e i pericoli del populismo,ma come ho affermato è un movimento:apre degli spazi ora e cosa si possa fare di questi spazi dipende dalla capacità nostra di chiederci "Ok,adesso siamo arrivati fin qui,che si fa?".

giovedì 12 marzo 2015

GIULIO SAPELLi:"Il Colle consegnò l'Italia a Monti"



Nonostante Giulio Sapelli sia uno che ha cambiato diecimila versioni, spesso mette bocca agli altri delle cose che non hanno mai detto, in questo caso ha ragione.Non ci vuole molto a capirlo nonostante il governo Berlusconi ci ha provato in tutti i modi ad accontentare la dittatura europea,altro che ribellione.E' stato incapace,tutto qui.


da IL GIORNALE del 12 marzo 2015-Giulio Sapelli risponde alle domande di Gian Maria De Francesco

"Si disvela il fatto che l'Italia sia un Paese a sovranità limitata.Nel 2011 è accaduro un evento straordinario dal punto di vista della storia costituzionale:un governo si dimise senza sfiducia parlamentare e contestualmente a questo il presidente della Repubblica Napolitano nominò senatore a vita e poi presidente del Consiglio una persona rispettabile,un giornalista economico".

"Non penso che Mario Monti lo si possa definire un economista,non avendo pubblicazioni illustri.Era solo stato in alcuni consigli di amministrazione come quello della Fiat era uno dei consiglieri  principe di Goldman Sachs.Monti fu quello che artatamente modificò il Trattato di Maastricht  inserendo il limite del 3% di deficit/Pil.Era un rappresentante dell'ordoliberismo tedesco:la corrente di pensiero che impone  di traslare nelle Costituzioni il divieto di fare debito pubblico e la libertà di mercato.L'uomo che era stato interprete di queste tesi veniva nominato premier".

"Ipotizzavano un'economia totalmente fondata su un abbassamento dei costi dei Paesi sottomessi alla Germania in modo tale che quest'ultima potesse esportare verso di loro i suoi prodotti.Del notevole surplus tedesco,che è una palese violazione dei Trattati,però non importa a nessuno".

"A me fa paura e tristezza che i giudici si occupino di queste cose.Le agenzie di rating sono in conflitto di interessi.Il vero reato è quello di esistere e che degli stupidi ci credano.Non c'è rapporto fra debito e spread,è una questione di oligopolio finanziario.Oggi il debito è piu alto rispetto al 2011,ma lo spread è sceso".

"Il limite posto dall'Europa agli investimenti strutturali pubblici colpisce i consumi e impedisce la ripresa.Oggi questo è evidente nella stessa Germania che pensava di svilupparsi con le esportazioni.Aveva ragione quell'esigua schiera di economisti come Galbraith,Amoroso e Krugman che indicava queste tesi,come una desertificazione dell'industria.E' la strategia di McKinsey che vuole ridurre gli italiani in camerieri e addetti ai servizi turistici".

"E' un governo bipolare che soffre di schizofrenia.Di buono c'è che ha l'appoggio degli Usa contro il modello tedesco di egemonia distruttiva verso l'Europa.Ma in politica economica fa il contrario di quello che dice.L'ultima mossa contro le banche popolari è terribile e vergognosa: un Paese pieno di pmi come l'Italia è l'unico ad ammazzare gli istituti che le finanziano"


mercoledì 11 marzo 2015

MAURO GALLEGATI.I problemi con l'uscita dall'euro



Ennesima opinione su come si andrebbe a finire se uscissimo dall'euro.Per far saltare l'euro, ed è una cosa che non dico volentieri, è votare l'estrema destra in tutti i paesi dell'eurozona.In caso contrario ,bisogna adattarsi e obbedire al dicktat europeo.Ormai la frittata è già stata fatta, cominciamo ad abituarci a vivere con poco...

da IL MANIFESTO del 10 marzo 2015-pezzo di articolo di Mauro Gallegati

Credo che l'uscita del nostra Paese si tradurrebbe,tramite i mercati, in un cincontrollabile effetto dominio,ma siamo too big too connected per abbandonare l'Unione senza provocarne la disegnazione,che porterebbe in primis al crollo dell'architettatura dell'euro e di conseguenza all'abbandono dell'idea di Europa e la possibilità della trasformazione della Grande Recessione in Grande Depressione,se non altro perchè l'euro è ormai una valuta di riserva mondiale.Le svalutazioni precedenti sono accadute in regime di cambi fissi e ciò di per sè muta il contesto rispetto all'uscita dall'unione monetaria.
Conseguenze politiche a parte,l'uscita sarà temporaneamente lunga e alcune misure saranno necessariamente "repressive",chiusura dei movimenti di capitale e della Borsa,e pesanti per chi ha debiti in euro o tassi debitori in Euribor.
Uno dei pro,si dice spesso, è che l'uscita dall'euro ci consentirebbe di svalutare e quindi di aumentare la competitività.E' un copione già visto,che funziona solo per pochi anni.Indipendentemente dall'inflazione che potrebbe conseguire,occorrerebbe ricordare che la svalutazione equivale a un  impoverimento del Paese.Nel caso piu favorevole la svalutazione produce un'espansione della produzione quando la crisi ha  già messo in moto  la "razionalizzazione" della produzione che coinvolge effetti ridotti su occupazione e salari.Gli interessi sul debito,a meno di avere autarchia finanziaria.Inoltre,le svalutazioni danno respiro temporaneo e non cambiano la struttura produttiva di un paese: quel che davvero occorrerebbe ai Paesi periferici dell'Europa in crisi non per il troppo debito pubblico (come i casi di Irlanda e Spagna dimostrano).
Benefici dalla svalutazione si avranno, ma quantitativamente assai limitati.E per due ragioni.Intanto ora le nostre esportazioni vivono di qualità.L'export italiano è composto non piu dai soli prodotti tradizionali,ma dal made in Italy e dai macchinari destinati all'industria:beni di qualità e poco soggetti alla concorrenza di prezzo.Svalutare non produrrà grandi benefici.
Poi ci sono ora i BRICS sulle cui produzioni,piu tradizionali,siamo in concorrenza come Paese a sviluppo recente, ma i costi relativi non sono paragonabili e tali rimarranno anche per svalutazioni eccezionali.Una politica industriale meglio post-industriale e sostenibile,è la strada.Il malessere dall'Ue si deve anche a una lunga serie di pessime decisioni di politica economica,a partire da come è stato creato l'euro.Sebbene l'intento sia stato quello di unire l'Europa,alla fine l'euro l'ha divisa:i Paesi piu deboli sono riusciti per ora,a rimanere nell'euro a prezzo di disoccupazione salariale, crollo della domanda interna e aumento del "sommerso".Ma non sarà per sempre.Quali saranno i costi di una nostra uscita dall'euro resta materia di dibattito.Ciò che pare certo è che senza Europa perderemo tutti.

martedì 10 marzo 2015

PAUL DE GRAUWE:"Le parole di Varoufakis fanno male alla Grecia"



Per il momento la manovra di Draghi cioè il QE ha fatto bene alla Germania più che agli altri paesi.Fin dalla mattina sono stati i titoli tedeschi a cinque anni piu i bond di alcune paragovernative i piu gettonati dalla domanda,nonostante i rendimenti ormai schiacciati verso lo zero:il titolo a dieci anni di Berlino rende ormai solo lo 0,34%,
Il Quantitative Easing fa bene ai piu ricchi,inutile che gli operai ,artigiani o piccoli imprenditori sperano nella BCE


da LA REPUBBLICA del 10 marzo 2015-intervista di Eugenio Occorsio

"Il Quantitative Easing è sicuramente la misura piu approppriata da intraprendere.Sono felice che sia stato lanciato,però a questo punto bisogna valutare con attenzione due incognite,la Grecia e l'America".

"La Fed annunciato il rialzo dei tassi e subito quelli a lungo sono saliti oltre il 2% rendendo bond e titoli denominati in dollari così interessanti che la valuta Usa si è impennata.Di fronte a questa reazione la Fed può ripensarci,dipende dall'Europa: se il Qe innesca una buona crescita,lo sviluppo europeo e americano proseguiranno all'unisono,forti e stabili,e la Fed alzerà effettivamente i tassi.Altrimenti rinvierà provocando l'ennesima rivoluzione globale".

"Certo,quel Varoufakis...ma si rende conto che con le sue dichiarazioni e con il suo atteggiamento poco conciliante fa male al suo Paese prima di tutto,e poi all'Europa intera? Non c'è tempo.Se l'impasse non si risolve,gli investitori torneranno a ripensarci,a stare alla larga dall'Europa,a rinviare gli impegni con il risultato di far ripiombare l'area euro nella deflazione,proprio il male che con il Qe si vuole combattere come insegna Milton Friedman,il modo piu elementare per riportare l'inflazione è stampare moneta,ma se poi questa non viene usata come propellente per l'economia si crea solo una gigantesca bolla speculativa da liquidità.Sarebbe un vero peccato,ora che il basso costo del petrolio apre nuovi spazi per i consumatori e i tassi sono sui minimi".

"Non ce ne vedo la Merkel che si presenta al Bundestag annunciando che c'è bisogno di nuovi soldi per i greci quando questi scagliano improvvide minacce.E' piu conveniente ristrutturare il debito greco,se non volete usare questo termine diciamo rinviare a scadenza e non caricare sui tassi.Ma perchè il Qe riesca pur in presenza dei fantasmi greci,i Paesi devono generare all'interno la capacità di crescita che faccia superare il moto algoritmo:lo sviluppo dev'essere maggiore dei tassi perchè si crei spazio per l'allentamento fiscale".

lunedì 9 marzo 2015

BINI SMAGHI:Atene sbaglia Francoforte è indipendente"




Brevemente.La Grecia deve trovare 310 milioni da dare al FMI, per Yanis Varoufakis è una priorità.Il 13 marzo il Fondo Monetario Internazionale aspetta un nuovo rimborso di 334 milioni di euro,seguito il 16 e il 20 marzo da altri due rimborsi per un totale di 1,5 miliardi di euro.Ricordiamoci sempre che il FMI ha prestato alla Grecia ben 32 miliardi di euro e rifiutarsi di pagare significa default immediato, il "finto" rivoluzionario Tsipras può dire ciò che vuole.
Il governo greco ha due problemi:

1)continuare a ricevere soldi dall'Unione Europea senza lamentaersi

2) come ridurre il debito da restituire senza uscire dall'euro.
Il 3 maggio 2010 il governo greco firmò un accordo con l'Europa per ricevere fondi in cambio di un pacchetto di misure finanziarie e di riduzioni salariali per riportare il bilancio pubblico greco in attivo e a ridurre i costi di produzione delle imprese greche.
Con la firma di questo accordo la Grecia,dai singoli stati europei e dal FMI riceve ben 254 miliardi di euro.Però solo il 10% sono stati usati dal governo greco per le spese interne,mentre il resto è stato usato a vantaggio delle banche e dei creditori piu precisamente il 19% per ricapitalizzare le banche greche ,il 16% per il pagamento degli interessi, e tutto il resto per restituire alle banche francesi e tedesche le quote di debito in scadenza.

da LA REPUBBLICA del 9 marzo 2015-Bini Smaghi risponde alle domande di Eugenio Occorsio

"E' una manovra così ampia e importante che avrà effetti determinanti sulla crescita,sui tassi, sulla liquidità e sui cambi.Su questi,già l'effetto-attesa ha fatto schizzare il dollaro, su cui grava anche la promessa della Fed di aumentare i tassi Usa,una che se parte davvero si potrebbe arrivare rapidamente alla parità e forse oltre".

"Tsipras ha chiesto a Draghi di non cedere alle pressioni politiche,ma non ce n'era bisogno.Draghi a Cipro ha ricordato proprio che la Bce non è soggetta ad input politici.Ci sono regole precise,approvate da tutti i membri,che una Bce indipendente deve osservare.Ora senza un programma approvato dell'Eurogruppo la Grecia non può beneficiare del Waiver,l'eccezione che consentiva alle banche di Atene di dare in garanzia titoli di Stato considerati Junk-bond da mercato, per ricevere liquidità dalla Bce.Tsipras ha disconosciuto gli accordi precedenti,continuare come se nulla fosse successo equivarrebbe a un finanziamento diretto degli Stati, vietato dallo Statuto.Se sarà raggiuntol'accordo fra Grecia ed Eurogruppo,si riaprirà il Waiver e la Bce potrà anche acquistare titoli greci nell'ambito del quantitative easing".

"L'aver fissato il limite dei tassi negativi oltre il quale non si compra piu, un  problema che riguarda sopratutto la Germania in cui bund sono vicini a quella soglia,spingerà a comprare titoli a scadenza piu lunga,il che provocherà uno "schiacciamento" verso il basso anche degli interessi sui buoni ventennali o trentennali per effetto della domanda.E' da escludere che la Bce non trovi titoli:magari dovrà pagarli cari, provocando appunto il ribasso dei tassi".

"Ci sarà un forte risparmio sugli interessi.C'è poi un fattore di stimolo per il mercato dei capitali ad allocare le risorse diversamente dai buoni del Tesoro visto che rendono così poco,prestando  fondi alle aziende o comprando azioni.Però,attenzione:non bisogna parlare di "tesoretto",come troppo spesso è avvenuto in passato, per assicurare la sostenibilità del debito pubblico i tassi d'interesse devono scendere al di sotto della crescita del Pil nominale (crescita reale piu inflazione).In Italia i Btp,potranno anche scendere sotto l'1%,ma la crescita prevista per quest'anno non supera questo livello,mentre dovrebbe essere superiore.Solo se si riesce a aumentare la crescita,in particolare con le riforme,e a uscire dalla deflazione ,il debito si riduce a ritmo sostenuto e si liberano risorse per allentare la restrizione fiscale".


domenica 8 marzo 2015

In Cina il debito è a livelli stellari...


Intanto pagano i ceti medio-bassi cinesi che sono costretti ad emigrare in ogni parte del mondo svolgendo lavori in condizioni di totale schiavitù...

da REPUBBLICA AFFARI E FINANZA-Giampaolo Visetti

La Cina non sono rallenta la crescita,ma aumenta il debito sia pubblico che privato.Nel 2014 la cifra complessiva è cresciuta fino al 282% ,il valore piu alto da vent'anni,superiore sia alla media dei Paesi in via di sviluppo che a quella delle maggiori economie avanzate tra cui Usa,Germania ,Canada e Australia.La crescita del debito cinese rappresenta un terzo di quella globale,e intanto aumentano Ue sofferenze,che non si limitano ai prestiti di governo e banche a impresa e famiglie:il problema oggi sono i debiti societari,in particolare nel settore immobiliare.Sul totale,il  debito relativo a questa voce tocca quota 125% rispetto al Pil,uno dei livelli piu alti del mondo.
L'ultimo decennio ha registrato il boom della rivalutazione immobiliare cinese,in particolare nelle metropoli,come a Pechino e a Shangai,dove i valori sfiorano quelli di Londra e New York.L'eccesso di offerta,sommato alla frenata della crescita attorno al 7% e ai vincoli.Alla proprietà posti dalle autorità,sta deprimendo i prezzi.Uno studio Mc Kinsey rivela che la metà del debito cinese è legata al mercato immobiliare.L'altro 50% dipende dall'espansione dei prestiti delle amministrazioni locali,spesso trasformati in crediti inesigibili,e dal debito accumulato dal sistema bancario ombra,al di fuori delle regole statali,sovra esposizione di Provincie e Regioni,rischio bolla immobiliare e banche ombra,oltre che far esplodere il debito di Pechino rischiano di travolgere investitori e risparmiatori.
Gli analisti prevedono che il governo interverrà per salvare il sistema finanziario,ma non è detto che le vecchie misure funzionino per sempre.Ai primi di febbraio la Banca centrale ha tagliato di mezzo punto le riserve bancarie obbligatorie,portandole al 19,5% per liberare oltre 100 miliardi di dollari da immettere sul mercato.Lo mossa ha seguito quella analoga del maggio 2012 e il taglio dei tassi di interesse in novembre,non sufficiente per scongiurare la crescita annua del Pil piu bassa da un quarto di secolo.In gennaio l'inflazione è crollata al +0,8% sul limite della deflazione,Pechino reagisce innovando il sistema di liquidità,replicando gli stimoli varati da Ue e Usa.Il suo capitalismo resta però fortemente socialista:e senza mercato i soldi non bastano a curare la malattia dello Stato.

venerdì 6 marzo 2015

Il premio Nobel Robert Engle:"Quantitative easing tardivo"



Si molto probabilmente è tardivo ma il problema principale è che ad acquistare sul mercato secondario  è la BCE (Banca criminale europea) e non  la Banca d'Italia come faceva fino al 1981 prima del disastro cioè divorzio Banca d'Italia-Tesoro.E poi come ricorda bene Robert Engle, con i trattati europei firmati abbiamo perso la sovranità.Ceti medio-bassi evitate di sognare...

da LA REPUBBLICA del 5 febbraio 2015-intervista Eugenio Occorsio

"Il quantitative easing è la piu concreta e ambiziosa operazione di vera integrazione europea.Il problema è che doveva essere lanciato due anni fa".

"La Bce nasce con un difetto di fabbrica.Fin dall'inizio dell'euro doveva essere dotata di poteri maggiori piu coerenti e coordinati,visto che è l'unica istituzione vera dell'eurozona.Invece i trattati a partire daMasstricht sono stati esitanti e ambigui,probabilmente per tutelare le sovranità nazionli.Si doveva capire che con la moneta comune l'Europa diventa una nazione sola almeno dal punto di vista monetario e ha bisogno di qualcosa di simile alla Fed.Troppe dispute e compromessi politici ne condizionano l'operatività"

"Guardate le regole del Qe:il decentramento alle banche nazionali,l'input a comprare sul mercato secondario,i criteri confusi di scelta dei titoli.E' come se si avesse paura di quello che si è creato,cioè una banca potente e completamente integrata con l'eurozona.C'è paura di ripetere il modello Fed,eppure posso dirvi che è una delle poche istituzioni americane che funziona".

"Mi auguro che con lo scendere dei tassi basterà per la crescita ma non ne sono sicuro.A meno che per compensare i ritardi e le ambiguità non si crei una sorta di consiglio europeo per la competitività che aiuti ad uscire dalla crisi:un meccanismo che monitori e corregga gli squilibri macroeconomici dalle dinamiche salariali alla produttività.E' stato un problema trascurato per concentrarsi sulle politiche di bilancio.Si sarebbe evitato che gli investimenti pubblici e la spesa per ricerca venisse tagliata.Collegato deve nascere un organismo di politica finanziaria che segnali quando un Paese deve indebitarsi di piu o il surplus supera il limite perchè la domanda è insufficiente,e poi vigili sulle politiche finanziarie.Se fossero esistiti questi istituti si sarebbe evitato che le riforme procedessero con ritmi diseguali in Germania,Francia e Italia.Si poteva fare un aggiustamento organico,che non poteva essere monetario visti i cambi fissi,e almeno tentare un management della della domanda europeo".

"Proprio perchè il Qe è un momento decisivo di integrazione,non mi sembra giusto verso il popolo greco lasciare fuori il Paese per le colpe di precedenti governi.Sei devono trovare gli accorgimenti tecnici e politici per evitarlo".

giovedì 5 marzo 2015

Intervista al pm Michele Ruggiero sul declassamento dell'Italia



Massimo rispetto per il pm di Trani Michele Ruggiero,l'unico in grado di combattere contro lo strapotere criminale delle agenzie di rating,coloro che stanno rmassacrando i popoli europei e di tutto il mondo,sopratutto i ceti medio-bassi.
In sintesi la storia :

Tra il maggio 2011 e il gennaio 2012 quattro report delle principali agenzie di rating mondiali declassano l'Italia,diffondendo informazioni sul Paese che scatenano un terremoto finanziario e politico.Lo spread tra i bond italiani e i bund tedeschi schizza a livelli vertiginosi (il massimo raggiunto fu 575 punti) e costringe il governo Berlusconi alle dimissioni.

da LIBERO del 3 marzo 2015-intervista Giacomo Amadori

"A me non interessa chi ha assicurato quella clausola unilaterale,ma chi ne è avvalso.Mi interessa dimostrare che il declassamento dell'Italia da parte di Standart and Poor's era illegittimo e che il ministro dell'economia (allora guidato dal premier Monti ndr) forse poteva aspettare un pò a pagare quei soldi a una banca che faceva parte dell'azione di chi ci ha declassati".

"Io so che nel semestre in cui S &; P ha bastonato l'Italia,c'è stata una banca,Morgan Stanley,che ha battuto cassa con il nostro governo grazie a una clausola legata anche al nostro declassamento.E guarda caso questa banca partecipa all'azionariato di S ; P.Questo dimostra l'enorme conflitto d'interessi in capo a queste agenzie".

"Ci furono 4 o 5 azioni di rating nei confronti dell'Italia,compresa una bocciatura preliminare quando era ancora ufficiosa la manovra correttiva di Giulio Tremonti (il ministro dell'Economia del governo Berlusconi).Fu un semestre assolutamente caldo per l'Italia".

"Il reato ipotizzato è la manipolazione di mercato nella misura in cui un immeritato declassamento rappresenta un'informazione falsa al mercato.Infatti tutte le volte in cui sono partiti quei colpi contro l'Italia, l'agenzia sapeva che non li meritavamo".

"Le prove sono le intercettazioni telefoniche e le email intercorse tra gli analisti di S & P che abbiamo sequestrato.Il responsabile italiano aveva avvertito i colleghi che quello che stavano scrivendo dell'Italia non corrispondeva a verità e per questo li pregava di togliere il nostro dai Paesi destinatari dei rating negativo.Se questo lo mettevano nero su bianco loro stessi,è chiaro che quel declassamento è un'informazione falsa ai mercati".

"All'attuale ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan,allora autorevole capo economista dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse),chiesi se fosse d'accordo con quella retrocessione.Rispose che non lo era assolutamente perchè i dati economici fondamentali dell'Italia dicevano altro.Durante le indagini abbiamo raccolto un coro unanime di pareri simili.Tutti,dico tutti, da Monti a Tremonti a Draghi, hanno assicurato che l'Italia non doveva essere declassata".

"C'è un regolamento europeo che stabilisce che quando un'agenzia di rating ha maturato un report o altri atti di questo tipo,non può tenerli nel cassetto,deve subito riferirli al mercato, questi signori invece indugiavano,pilotavano la tempistica e questo significa influire anche sulla politica.Un progetto che qualcuno può chiamare anche complotto".

mercoledì 4 marzo 2015

Il fondatore dell'euro era contrario alla moneta unica con economie diverse...



Quanti economisti,politici,giornalisti hanno cambiato idea sull'euro.Leggo che Stefano Fassina considera un errore essere entrati nell'euro.Questo qui è esattamente come Salvini,quando lo mettono da parte,tira fuori argomenti per essere al centro dell'attenzione, e guarda caso sempre contro quell'euro che tutti hanno voluto.
Su Mundell c'è poco da dire,basta leggere sotto...


da truth-out.org-MICHAEL NEVRADAKIS intervista Greg Palast (traduzione Come Don Chisciotte)

Parliamo della storia dell'euro. Lei ci ha già detto, nell’ambito di interviste e articoli del passato, che sapeva chi fosse il fondatore dell'euro, ovvero l’economista Robert Mundell. Ci racconti quale visione economica del mondo egli avesse, ed inoltre quali fossero le sue opinioni nel dar vita all'idea della moneta comune europea.

Mundell ha insegnato alla Columbia University e ha anche vinto un Premio Nobel per i suoi studi sulla moneta. Quello che è interessante è che egli lo ha vinto per la teoria sulle “Aree Valutarie Ottimali” [AVO], ovvero che le nazioni possono costituirsi in “Unioni Monetarie” solo quando hanno delle economie simili.
Due o più economie agricole, pertanto, potrebbero anche avere una moneta comune. Ma Stati Uniti e Canada, invece, dovrebbero avere due valute diverse … ma in senso est-ovest, e non canadese-statunitense, perché gli Stati Uniti e il Canada occidentali dovrebbero averne una, mentre il Canada e gli Stati Uniti orientali dovrebbero averne un’altra [diversa dalla prima].
Egli credeva, in altre parole, che un’area monetaria come quella che dovesse comprendere, ad esempio, la Germania insieme alla Francia e alla Spagna, fosse una cosa semplicemente ridicola. Si trattava, in effetti, di una violazione della sua teoria, grazie alla quale aveva vinto il Premio Nobel.
Perché è una questione così importante? Perché si tratta della stessa persona che ha inventato, si potrebbe dire, la moneta unica, che egli ha chiamato "euro(pa)": ovvero che ci deve essere una valuta unica per tutta l'Europa, e che sia maledetta la teoria delle “Aree Valutarie Ottimali”.
Ed allora, perché mai qualcuno dovrebbe consigliare una valuta che è esattamente il contrario di tutto quello che ha insegnato? Ho parlato con Mundell. Egli mi ha detto che la questione non ha niente a che vedere con la creazione di una buona valuta. E’ una vicenda che ha a che fare, invece, con il cambiamento della politica in Europa.
Egli era molto, molto di destra. E’ stato il creatore di un'altra teoria economica che non gli ha fatto guadagnare, però, un altro Premio Nobel: è stata chiamata "economia voodoo", ovvero la “supply-side economics” [3]. Più tagliate le tasse, maggiori saranno le entrate fiscali. Più deregolamentate l’economia, più prospera sarà la vostra economia e, se deregolamentate le banche, ci saranno meno rischi nel sistema bancario.
Tutti questi sistemi “dal lato dell'offerta”, che noi chiamiamo "Thatcher Economics" o "Reaganomics", dopo Ronald Reagan sono stati completamente screditati, ed infine chiamati "economia voodoo”. Eppure è proprio questo ciò che l'euro rappresenta. Uno strumento dell’”economia voodoo”.
Avendo una moneta unica per tutta l'Europa, con essa abbiamo anche un solo regolamento – non dimenticate che, insieme all'euro, è venuta la regola secondo cui non si può avere un deficit maggiore del 3%, e un debito maggiore del 60%, rispetto al prodotto interno lordo [Pil]. Questo significa che nessuna nazione, non avendo una valuta propria, ha alcun controllo sulla politica monetaria e fiscale, sui tassi di cambio etc.
In sostanza, si perde completamente il controllo sul sistema finanziario ed egli [Mundell], in effetti, mi ha detto che: "esso viene liberato dall’ingerenza dei parlamenti, dei congressi e dei governi … viene loro impedito di giocare con la politica fiscale ed economica".
Quello che voleva dire è che la democrazia è di ostacolo ad una buona economia. Ed allora, cosa succede quando ci si sbarazza della democrazia? Mundell sostiene che: "Questo lascia al governo una sola scelta", ovvero l'unica che ha a disposizione quando c'è una crisi come quella attuale.
Quando c'è una crisi, i governi devono eliminare il potere sindacale e i regolamenti, devono privatizzare le industrie, le società elettriche e le aziende per la fornitura dell’acqua, perché hanno bisogno di soldi per pagare i debiti. Eliminando il potere del governo, dei sindacati e della classe lavoratrice, i salari non potranno che essere ridotti. Al fine di mantenere l'occupazione, i governi permettono ai salari di cadere e ai regolamenti di morire.
In altre parole questa crisi, nei termini di Mundell, è quello che egli aveva previsto e che era stato pianificato dai creatori dell'euro. La crisi non è che una parte del piano alla base dell’euro e dovrebbe causare un riallineamento nel rapporto fra imprese e  lavoro in Europa, ed inoltre la distruzione dello stato sociale. E questo è esattamente ciò che è successo. Quello che stiamo vedendo, con il crollo delle economie dell'Europa meridionale – Grecia, Spagna e Portogallo – non è che una parte del piano sottostante all'euro.
La crisi non è stata un errore, un qualcosa che hanno cercato di evitare. E' quello che volevano accadesse per generare un riallineamento del potere politico e la fine dello stato sociale europeo. Fra l’altro, la fine dello “stato sociale europeo” generata da una crisi non è che una citazione tratta dallo stesso Mundell. Questo è esattamente quello che egli mi ha detto e che ho registrato su nastro.

martedì 3 marzo 2015

JOSEPH STIGLITZ:"O ci sarà l'Europa politica o non ci sarà l'euro"



L'Europa non è come gli Stati Uniti, i paesi sono troppo diversi e pure le economie.L'unica cosa che avrei voluto è un'Europa democratica con una Giustizia seria perchè quella italiana fa veramente schifo .Dal punto di vista economico,ogni Paese deve essere libero di decidere e non dipendere dalla Bce.

a IL MANIFESTO del 3 marzo 2015

Secondo i dati economici piu recenti,sia gli Stati Uniti che l'Europa stanno mostrando segnali di ripresa,anche se è presto per dichiarare la fine dalla crisi.Nella maggior parte dei paesi dell'Unione europea,il Pil pro capite è ancora inferiore al periodo precedenti la crisi:un intero decennio perduto.Dietro alla fredde statistiche,ci sono vite rovinate,sogni svaniti e famiglie andate a pezzi (o mai formatesi),un futuro quanto mai precario per le generazioni piu giovani,mentre la stagnazione,in Grecia la depressione,avanza anno dopo anno.L'Ue vanta persone di talento e con un alto grado di istruzione.I paesi membri contano su forti quadri giuridici e società ben funzionanti.
Prima della crisi, la maggior parte aveva persino economie ben funzionanti.In alcuni Paesi,la produttività oraria,o il suo tasso di crescita,era tra le piu alte al mondo.Ma l'Europa non è una vittima di errori altrui,come spesso si legge.
Sebbene l'intento sia stato quello di unire l'Europa,alla fine l'euro l'ha divisa:i paesi piu deboli (quelli che già nel 1980 in un lavoro per l'Ocse fà individuava nei paesi europei di piu recente sviluppo,tutti con alta inflazione,dualismo territoriale ,deficit della bilancia dei pagamenti e di bilancio pubblico,alta disoccupazione e deflazione e notevole quota di economia sommersa,e che ora sono con malcelata arroganza identificati come Piigs sono riusciti,per ora,a rimanere nell'euro a prezzo di disoccupazione e deflazione salariale,crollo della domanda interna e aumento del "sommerso".In assenza della volontà politica di creare istituzioni in grado di far funzionare una moneta unica,innanzitutto una politica fiscale unica,nuovi danni si aggiungeranno ai danni  già prodotti.Gli squilibri in Europa sono aggravati dalla divergenza nelle esportazioni nette,e solo una politica fiscale comune può far in modo che i flussi commerciali del Portogallo verso  l'Olanda abbiano la stessa importanza (cioè nulla) di quelli,ad esempio,dell'Oregon verso il Missouri o del Brandenburgo verso la Baviera.
La Grande Recessione deriva in parte dalla convinzione che il liberismo di mercato avrebbe riportato le economie su di un sentiero di crescita "adeguato".Tali speranze si sono rivelate sbagliate non perchè i paesi dell'Ue non sono riusciti a realizzare le politiche prescritte,ma perchè i modelli su cui hanno poggiato quelle politiche sono gravemente viziati.
In Grecia,ad esempio,le misure intese a ridurre il peso debitore hanno di fatto lasciato il paese piu indebitato di quanto non fosse nel 2010:il rapporto debito-pil è aumentato causa dello schiacciante impatto dell'austerità fiscale sulla produzione.Il FMI ha ammesso questi fallimenti politici e intellettuali. Verrà anche il giorno in cui anche la Troika riconoscerà il fallimento delle politiche di austerità e della teoria che l'hanno ispirate.A noi non resta che continuate ad impegnarci perchè questo avvenga il prima possibile risparmiando inutili sofferenze ai popoli dell'Europa.
I leader europei restano convinti che la priorità debba essere la riforma strutturale.Ma i problemi che menzionano erano evidenti negli anni precedenti la crisi, e non avevano fermato la crescita allora.All'Europa serve piu che una riforma strutturale all'interno dei paesi membri.All'Europa serve una riforma della struttura  dell'eurozona stessa,e l'inversione delle politiche di austerity,che non sono riuscite a riaccendere la crescita economica.Condividere una moneta unica costituisce ovviamente un problema poichè così facendo si rinuncia a due dei meccanismi di aggiustamento:i tassi di interesse ed il cambio se si aderisce a una moneta unica,la rinuncia ad alcuni strumenti di politica economica può essere compensata sostituendoli però con qualcosa d'altro, come una politica fiscale comune e condivisione dei debiti,mentre ad oggi l'Europa non ha messo in campo altro che il Fiscal Compact.Serve un cambiamento strutturale dell'Eurozona se si vuole che l'euro possa sopravvivere:o ci sarà l'Europa politica (Stati uniti d'Europa) o non ci sarà l'euro.Coloro che pensavano che l'euro non sarebbe potuto sopravvivere si sono ripetutamente sbagliati.Ma i critici hanno ragione su una cosa:a meno che non venga riformata la struttura dell'Eurozona,e fermata l'austerity,l'Europa non si riprenderà.Ora la Grecia sta ponendo un altro test all'Europa.Il calo del Pil greco dal 2010 è un fattore ben piu grave di quello registrato dall'America durante la Grande Depressione negli anni 30'.La disoccupazione giovanile è oltre il 50%.Il governo del Primo Ministro Alexis Tsipras ha ottenuto che venga abbandonato l'insano obiettivo,assunto dal precedente governo Samaras,di triplicare l'avanzo primario,anche recuperando parte dell'evasione fiscale.Forse Syrza aveva acceso aspettative diverse sul piano interno.Ma l'Europa tutta deve ora cogliere l'occasione greca,per completare il disegno dell'euro.Il problema non è la Grecia è l'Europa.Se l'Europa  non cambia,se non riforma l'Eurozona e continua con l'austerity,una forte reazione sarà inevitabile.Forse la Grecia ce la farà questa volta.Ma questa follia economica non potrà continuare per sempre.La democrazia non lo permetterà.Ma quanta sofferenza dovrà sopportare l'Europa prima che torni a parlare la ragione?

lunedì 2 marzo 2015

ALEXIS PAPACHELAS:"Tsipras è stato precipitoso"



In molti ci resteranno male,ma questo articolo è sacrosanto e spiega bene la situazione greca.Tsipras sta cercando di cambiare volto alla Grecia ma intanto cerca di accontentare la dittatura europea che i popoli europei si meritano.Non mi ricordo grandi manifestazione contro l'euro nel 1999 da parte di estema destra ed estrema sinistra.Si sapeva chi avremmo perso la sovranità.

da KATHIMERINI-traduzione Internazionale

La Grecia si trova in una situazione complicata,ed è difficile dire se e quando riuscirà a uscirne.Si spera almeno che i futuri danni all'economia e al tenore di vita dei cittadini siano limitati.Siamo realisti.Dopo la riunione dell'eurogruppo del 20 febbraio sembrava che il governo di Alexis Tsipras potesse spuntare un accordo leggermente piu favorevole di quello che l'ex primo ministro Antonis Samaras avrebbe ottenuto se non avesse cambiato rotta dopo le elezioni europee del maggio 2014.Alla fine,invece,ha spuntato solo l'obbligo di raggiungere un avanzo primario meno consistente,ma nulla piu.
La Grecia fa la faccia cattiva,ma la realtà è che le casse dello stato sono vuote e le banche e l'economia dipendono totalmente  dalla Bce.Il primo ministro deve prima realizzare il 70% delle misure previste dall'accordo sul salvataggio,e solo dopo che i progressi del Paese saranno valutati dalle "istituzioni" internazionali la Grecia potrà sperate in un abbassamento dell'avanzo primario e in una riduzione del debito pubblico.
Tsipras può farcela? Il suo primo problema è l'equilibrio di potere all'interno del suo partito,Syriza.Il secondo è che il Premier greco crede  poco nelle privatizzazioni e in altre riforme che deve introdurre o portare a termine.Il terzo problema è che l'incertezza politica ha pesato negativamente sulle entrate del paese,sopratutto a causa dello scetticismo degli investitori stranieri.Ma se la la Grecia vuole restare nell'eurozona non ha alternative:ipotizzare un grande accordo che tenga conto dell'importanza geopolitica del paese e di fattori simili è solo un'illusione.
Tsipras ha avuto fretta.Se non avesse forzato i tempi per far cadere il governo Samaras,avrebbe vinto ugualmente le elezioni,forse perfino con piu voti.In questo scenario Samaras avrebbe fato il lavoro sporco approvando le misure piu dure,e il paese avrebbe superato l'ostacolo rappresentato dalle scadenze del 2015.
In altre parole,se Tsipras avesse aspettato qualche mese avrebbe potuto fare piu o meno quello che voleva senza mettere in pericolo la Grecia.Ma Tsipras ha avuto fretta,Samaras non ha agito per tempo,e i nostri partner e creditori hanno fatto del loro meglio per farci arrivare a questo punto.Senza un governo di unità nazionale formato dal meglio del paese,la Grecia non vincerà la sua partita.

domenica 1 marzo 2015

Lady Uber:"I nostri utenti sono in continua crescita"



Io sto dalla parte dei tassisti, quelli che hanno fatto molti sacrifici per ottenere la licenza però guardiamoci intorno, ormai il mondo deve essere privatizzato e permettere alla concorrenza sleale di fare ciò che vuole.Da quello che mi raccontano,non sembra che come servizio e prezzi,Uber non è granchè.

da IL RESTO DEL CARLINO del 23 febbraio 2015.Intervista a Benedetta Arese Lucini di Nicola Palma

"Non voglio vederla come una contrattazione tra governo e lobby.Poteva essere l'occasione per porre rimedio a una norma che oggi,alla luce delle innovazioni introdotte,appare irrazionale e che contribuisce a bloccare un intero settore già in grande difficoltà".

"Sicuramente il clima è stato inasprito dalle proteste,ma non so giudicare quanto questo abbia influito.Certo, non ha contribuito a creare un dialogo sereno".

"Uber ha puntato sull'Italia fin dall'inizio.Nel 2013 Milano è stata la nostra ventesima città del mondo:oggi siamo in oltre 290 città del mondo.Piu che alle proteste guardiamo ai nostri utenti che sono in continua crescita".

"Oggi più che mai siamo disponibili al dialogo.Non  smettiamo di credere che regole chiare e aperture del settore possano contribuire non solo a offrire un servizio migliore ai consumatori,ma a spostare la mobilità verso una forma sempre più integrata che rappresenta un'opportunità per tutti gli operatori del settore, compresi i tassisti.In molte città nel mondo la nostra piattaforma è aperta e lavora in collaborazione con i taxi".

"E' fondamentale rivedere le leggi che regolano il settore per rendere più chiare le regole che definiscono gli operatori che ne fanno parte.Queste non possono solo favorire una categoria.Devono invece facilitare l'entrata nel mercato di altre soluzioni ,vera garanzia per il consumatore,permettendo,ad esempio,lo sviluppo di un settore interamente low cost.Prendiamo Londra:li c'è un mercato estremamente liberalizzato dove i cittadini hanno la possibilità di scegliere con facilità tra un minicab o un taxi tradizionale,in piena trasparenza".

"Ci sono resistenze comprensibili l'innovazione muta profondamente il panorama e spesso la resistenza al cambiamento sembra l'unica soluzione.Ma l'Italia è pronta all'innovazione.Uber oggi ha centinaia di migliaia di utenti che scelgono l'app per muoversi.E anche dal punto di vista più strettamente legale vorrei far riferimento alla recente decisione del giudice di pace di Genova,nella quale si riconosce che Uber non è un servizio di taxi abusivo e che sono necessarie nuove regole.E' un segnale importante in questa direzione!".