Anglotedesco

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Secondo voi chi fa piu danni all'Italia Draghi o Berlusconi?

domenica 31 agosto 2014

PAOLO SOLLIER,il comunista nel fango del dio pallone



No comment...sono in vacanza

da SPOGLIATOIO-Paolo Sollier (Kaos)

SEI STATO GIOVANE NEL LEGGENDARIO SESSANTOTTO.SONO STATI DAVVERO FORMIDABILI,QUEGLI ANNI?

Sono stati anni vivi.Molti mettono l'accento sul Sessantotto politico;io,invece,preferisco ricordare quel periodo per i cambiamenti del costume e dei comportamenti sociali.Si sono modificati i rapporti tra figli e genitori, è cambiato il modo di intendere e di praticare la sessualità,e si è posta l'esigenza di ampliare le libertà individuali in generale.E si mettevano in discussione le autorità costituite,nel lavoro,nella scuola,nella religione e ovunque si annidasse il germe ossificato della gerarchia.Questo avveniva dappertutto,a partire da gruppi ristretti di persone,in parrocchia,nei quartieri,nelle università e nei luoghi di lavoro.L'idea era che,individualmente e nei luoghi di lavoro.L'idea era che, individualmente e collettivamente ,fosse possibile incidere sulla realtà delle cose senza ricorrere ai consueti strumenti politici".

PERO' MOLTI EX SESSANTOTTINI HANNO CAMBIATO IDEA,E OGGI RINNEGANO QUEL MOMENTO STORICO GENERAZIONALE

Credo che si possa cambiare idea e modificare convinzioni,e ciascuno di noi è diverso.Ma adesso vedere gli extra-parlamentari e i lottacontinuisti di allora,o quelli che un tempo erano intellettuali del Partito comunista italiano, cercare luce nel cono d'ombra berlusconiano,è qualcosa di vomitevole.Se poi penso ai molti altri che oggi si sono trasformati in tecnocrati turbo-liberisti,non so davvero cosa sia peggio.D'altra parte,guardando la biografia di molti tepcon statunitensi,bisogna prendere atto di una realtà:quelli piu incarogniti arrivano tutti da  sinistra.Dunque c'è stata piu di una vena di oscurità,nell'attivismo sessantottino.


A PROPOSITO DEL SESSANTOTTO,C'E' ANCHE CHI LO CONSIDERA LA PREMESSA DEL TERRORISMO.

E'un'equazione che viene fuori spesso,ma è una cazzata.Questo accostamento vorrebbe mettere insieme lotte sociali e attentati,manifestazioni di piazza e omicidi politici,descrivendo una società dominata dai terroristi: ma è un assurdo tentativo di mistificare una complessità politica.Il terrorismo in Italia ha certo segnato gli anni Settanta,facendo molte vittime e provocando dei danni enormi alla stessa Sinistra;ma si è trattato di un fenomeno marginale e ambiguo,che comunque alla fine è stato sconfitto.E in ogni modo non può confondere una parte con il tutto.

E' UN FATTO,PERO',CHE A PARTIRE DAL 1968 NELLE UNIVERSITA' E IN ALCUNE GRANDI REALTA' METROPOLITANE CI SONO STATE VIOLENZE DI PIAZZA DI VARIO GENERE,CHE MOLTI RITENGONO LA PREMESSA DEL TERRORISMO.

Quella è un'altra faccenda.Una parte del Sessantotto studentesco,com'è noto, si alleò nell'autunno caldo del 1969 con le lotte e le rivendicazioni operaie all'interno delle fabbriche,saldandosi poi un'opposizione complessiva e molto diversificata.La società ha quindi vissuto momenti di contrasto assai forti,ma qui il terrorismo non c'entra.Ho partecipato a tantissime manifestazioni pacifiche dall'inizio alla fine;poi ho preso parte a altre dove all'improvviso e per ragioni inspiegabili,la polizia cominciava a caricare,e a quel punto partivano gli scontri;in altre situazioni ,frange di manifestanti cercavano deliberatamente l'incidente per provocare disordini.Del resto in una società democratica quando ci sono conflitti sociali di massa gli scontri di piazza sono inevitabili.
La violenza terroristica fu un fenomeno diverso.Era l'aggressività irrazionale di pattuglie fondamentaliste preda di una delirante logica di guerra.Certo,tra chi lottava ma rifiutava la violenza terroristica,e chi sparava pensando alla rivoluzione,c'era un'area di ambiguità.Era una zona grigia che separava,con qualche vaga prossimità,i militanti dell'extrasinistra dai terroristi (compagni che sbagliano) in clandestinità.Comunque,coloro che formavano il partito armato saranno stati,forse,un paio di migliaia.Allora mi domanda:un periodo storico può essere catalogo solo per il ruolo e l'influenza di quesyi quattro gatti, piuttosto che per tutto il resto? Che inizialmente le Brigate rosse abbiano avuto radici nelle lotte operaie,nei movimenti e nelle lotte di massa di quegli anni, è innegabile;ma confondere movimenti di centinaia di migliaia di persone in lotta,con duemila fanatici che hanno fatto scelte pazzoidi,è assurdo e strumentale"

venerdì 29 agosto 2014

L'inutilità delle monete complementari e il modello ungherese



No comment...sono in vacanza

da ROMPERE LA GABBIA-Claudio Moffa (Arianna Editrice)

Com'è noto,le proposte in chiave monetaria per uscire dalla crisi sono molteplici:monete locali come espressione di un vagheggiato Popolo contrapposto allo Stato;monete regionali;monete complementari;ancora,la creazione di due eurozone,l'una per i Paesi del Sud (i cosidetti pigs,tra cui l'Italia) e l'altra dell'Europa settentrionale,in modo da fare riaquisire ai Paesi "poveri" una libertà d'azione sui tassi di cambio con l'euro del Nord Europa.
Tutti questi provvedimenti possono essere utili,a seconda della congiuntura e della situazione;in particolare,le monete regionali possono fungere da pungolo per sollevare il problema di una monetazione centrale diversa da quella attuale.Resta il fatto che essi ne sono incompatibili con la riacquisizione da parte dello Stato del reddito da signoraggio,nè possono vanificare la cruciale importanza di tale misura ai fini di una vera soluzione del problema del debito e della recessione.
Quanto all'uscita dall'euro,ho espresso in questo libro alcune riserve dovute alla generale considerazione geopolitica circa l'importanza,per le transazioni internazionali,delle monete legate a Stati estesi.Nel decennio trascorso infatti,diversi Paesi produttori di petrolio del Vicino Oriente dichiaratisi a favore della sostituzione del dollaro con l'euro,sono stati subvito osteggiati e sottoposti a minacce o a tentativi di destabilizzazione in cui,anche quando non esplicitato,era ed è ben ipotizzabile un ruolo degli Stati Uniti.
Piu si incancrenisce e avanza la crisi,tuttavia,piu i margini per restare nell'eurozona si restringono.Messaggi del tipo "la ripresa è prossima"sono difficilmente affidabili e paiono solo tentativi di allontanare lo spettro di una rivolta sociale.Tra i due estremi,l'uscita guidata dall'euro -che potrebbe essere anche pensata  come temporanea-potrebbe essere la soluzione giusta.La via indicata dall'Ungheria è significativa:Budapest da una parte sta pagando il suo debito;dall'altra usa la moneta nazionale per rapporti di scambio piu equi con gli altri Paesi dell'Unione.Gli ungheresi sono riusciti anche a far chiudere gli Uffici del FMI di Budapest e di altre città.Ungheria chiama Italia?

giovedì 28 agosto 2014

La scelta dell'euro e le colpe dell'Italia



No comment...sono in vacanza

da LIBERO del 28 agosto 2014-Mario Giordano risponde alla lettera di un lettore

Ho passato gli ultimi mesi a cercare di spiegare tutto ciò "in chiari dettagli",forse non ci sono riuscito.Ma perdinci io non ho mai detto che l'Italia non ha colpe o che gli italiani hanno fatto tutto bene,ci mancherebbe, penso esattamente il contrario,e lo scrivo ormai da svariati anni.Però questo nulla toglie a un dato di fatto innegabile:l'euro è stato un errore spaventoso perchè è stato costruito su basi sbagliate.Lo sanno anche i sassi,ormai,che non si possono unire le monete di Paesi che hanno situazioni economiche così diverse.Se vuole,possiamo ragionare all'infinito sul perchè i Paesi sono arrivati all'euro con situazioni economiche così diverse,possiamo discutere su colpe e meriti,errori e pregi,ma resta il fatto (lo ripeto:innegabile) che siccome la situazione era quell'euro non si poteva fare.E che averlo fatto ugualmente ho portato alla situazione disastrosa in cui oggi ci troviamo (l'eurozona è la parte del mondo che cresce di mano in assoluto) e che probabilmente determinerà l'esplosione di questo sistema,se non si troveranno in fretta drastici rimedi.Quello che sta succedendo ora (la Germania che va in crisi,per dire) era abbondantemente previsto dagli economisti che non si fanno accecare dal Pensiero Unico dell'Euro,anche perchè il sistema euro sembra percorrere esattamente le tappe del cosidetto ciclo di Frenkel,il caso classico di scuola che si trovano ad affrontare tutti i sistemi monetari rigidi creati in aree valutarie non ottimali.Il ciclo si compone di sette fasi,l'ultima è appunto,l'esplosione del sistema.La grande colpa degli italiani,mi creda ,è in modo particolare della gestione Prodi-Ciampi-Visco è aver svenduto l'Italia a questo sistema,cui purtroppo tutta l'Europa si inginocchia sempre piu,come dimostrano la defenestrazione del ministro dell'Economia francese che aveva soltanto provato a criticare la linea dell'austerity e il progressivo inchino del rottamatore domato Matteo Renzi alla linea dei poteri forti dell'euro.Senza nessuno che dica che è proprio quella linea la causa della nostra rovina.

mercoledì 27 agosto 2014

La finanza bianca




No comment...sono in vacanza

da LA CASTA DEI CASTI (2008)-(Malatempora,Controinformazione)

Angelo Caloia ha deciso di rompere il silenzio:con tanto di nomi,giudizi,retroscena sulla sua storia di banchiere del Papa,per la prima volta messi nero su bianco.
L'outing di Caloia è in un libro scritto da un suo amico e collaboratore di antica data,Giancarlo Galli.Il titolo è "Finanza Bianca" (Mondadori) e si riferisce a quell'insieme di banche e banchieri cattolici che a Roma e in Italia hanno oggi accumulato un potere senza precedenti:con Antonio Fazio governatore della Banca d'Italia,con Cesare Geronzi dominus di Capitalia,con Giovanni Batoli Presidente di Banca Intesa,con i templi finanziari laici caduti nelle loro mani o assediati.
Caloia è parte di questa finanza bianca,è da li che è venuto.Ma nel libro Galli non la esalta per gli attuali trionfi.Anzi,la accusa di aver venduto l'anima per ottenerli,d'aver smarrito la sua "identità cristiana".La prova sarebbe nel coinvolgimento delle banche cattoliche nei colossali disastri di Parmalat,Cirio e simili:una "Caporetto etica",dalla quale invece,dice lui, sarebbe rimasto immune lo IOR.
Quando Caloia inizia la sua lunga marcia,nei primi anni 80',il Vaticano è in pieno dissesto,al pari dei finanzieri cattolici con i quali aveva condotto pessimi affari:Michele Sindona e Roberto Calvi.Alla testa dello IOR regnano un arcivescovo americano,Paul Marcinkus,che Caloia definisce "facilone,pressappochista ,mal consigliato",e un prelato italiano che è tra gli autori di quei cattivi consigli,Donato De Bonis.Lo IOR è assediato dai creditori,e nel 1984 il cardinale Agostino Casaroli,il segretario di stato all'epoca,li tacita una volta per tutte versando 406 milioni di dollari a titolo di "contributo volontario",sfidando il parere contrario non solo di Marcinkus e De Bonis ma di quasi tutti i dirigenti vaticani.
Quello stesso anno,a Milano,anche la buona finanza cattolica decide di risalire la china.Lo fa dando vita a un Gruppo Cultura Etica Finanza.Si riunisce in via Broletto,a pochi passi dal Duomo,e di esso fa parte anche un vescovo,Attilio Nicora,ausiliare dei cardinale Carlo Maria Martini.Nel gruppo figurano intellettuali destinati a ruoli di peso:come il gesuita Gian Paolo Salvini,futuro direttore della "Civiltà Cattolica",e Lorenzo Ornaghi,futuro rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.Tra i banchieri,Bazoli è il predicatore piu acceso della riscossa contro la finanza laica e il suo potentissimo nume Enrico Cuccia.A coordinare il tutto è Caloia,con Galli segretario.
Caloia è Presidente del Mediocredito Lombardo e punta piu in alto, alla CARIPLO,una delle piu grosse Casse di Risparmio del mondo.Ma tra i cattolici c'è chi gli sbarra la strada,e nella curia di Milano gli rema contro monsignor Giuseppe Merisi."Nome propheta in patria",dice oggi Caloia rievocando quella battaglia perduta.Perchè invece che a Milano il suo futuro è a Roma.Nel 1987 e poi nel 1988 si presentano da lui emissari del Vaticano.A nome del cardinale Casaroli vogliono che prenda in pugno lo IOR.
Non solo.Casaroli gli chiede di riscrivere gli statuti della banca vaticana.Caloia accetta e si mette al lavoro.E' fatta.Nel 1990 Giovanni Paolo II promulga i nuovi statuti,Marcinkus lascia Roma e si ritira in una parrocchia dell'Illinos,Caloia diventa Presidente del nuovo consiglio di sovrintendenza dello IOR.A nominarlo sono gli altri quattro banchieri del consiglio:un tedesco,uno svizzero,uno spagnolo e un americano.Lo svizzero è Philippe De Weck,ex Presidente dell'Union de Banques Suisses,vicino all'Opus Dei e frequentatore a Milano del Gruppo Cultura Etica Finanza.E' lui il grande elettore di Caloia.
Ma alla macchina dello IOR resiste la vecchia guardia:il prelato De Bonis,il direttore generale Luigi Mennini,il ragioniere  capo Pellegrino De Strobel.Questi due sono i primi a saltare.De Bonis non cede.A norma del nuovo statuto dovrebbe fare solo assistenza spirituale,in realtà continua i suoi affari come in passato.
De Bonis si allea in Vaticano con l'allora Presidente dell'APSA,il cardinale Rosalio Josè Castillo Lara,e col segretario di quell'organismo,monsignor Gianni Danzi, e manovra per sostituire a Caloia,al termine del suo primo quinquennio di presidenza,un suo candidato, l'americano Virgil C.Dechant,dei Cavalieri di Colombo e grande finanziatore di Solidarnosc in Polonia.Castillo Lara e Danzi premono anche perchè lo IOR faccia merchadising religioso.Caloia rifiuta e riceve dal cardinale una raffica di lettere al veleno.Ma alla fine la spunta.De Bonis è spedito a far da cappellano ai Cavalieri di Malta,Caloia è riconfermato Presidente nel 1995 per altri cinque anni e Castillo Lara lascerà presto l'APSA.Nel 1999,altra manovra.Questa volta il candidato a rimpiazzare Caloia è nientemeno che il Presidente uscente della banca federale di Germania,la Bundesbank,Hans Tietmeyer,e il suo promotore è il cardinale americano Edmund Casimir Szoka,all'epoca Presidente della Prefettura degli Affari Economici del Vaticano.A mettere sull'allarme Caloia è monsignor Renato Dardozzi,dell'Opus Dei.A una conferenza di Tietmeyer alla  Pontificia Accademia delle Scienze,Caloia si alza a criticarne le tesi ultraliberiste.Tra i due scoccano scintille.Ma di nuovo è Caloia a vincere la sfida,forte anche dell'appoggio del segretario personale del Papa,Stanislaw Dziwisz.
In seguito,sia nel 2000 sia nel 2005, Caloia viene comunque riconfermato come Presidente dello IOR.

lunedì 25 agosto 2014

GIAVAZZI-ALESINA:"L'unica terapia sono le riforme neo-liberali"



No comment, sono in vacanza,anche se ci sarebbe molto da dire su questo articolo...

da CORRIERE DELLA SERA del 17/08/2014-Alberto Alesina e Francesco Giavazzi

Il rallentamento della crescita in molti Paesi dell'euro (con importanti eccezioni come Spagna e Portogallo) è stato accolto con sollievo dal presidente del Consiglio,la prova che non è così.Fatto 100 il livello del Pil (prodotto interno lordo) nel secondo trimestre del 2008,quando iniziò la crisi, il livello in Italia oggi è 91,cioè in sei anni abbiamo perso il 9% del reddito nazionale,un fatto straordinario:93 in Spagna,nonostante l'ersplosione di una grande bolla immobiliare e comunque dopo anni,prima del 2008,in cui la Spagna era cresciuta a tassi del 3-4% l'anno;101 in Francia e 104 in Germania,cioè l'economia tedesca non solo ha annullato gli effetti della crisi ma si è espansa del 4% rispetto agli anni precrisi.L'economia italiana invece da tre anni si contrae.Il lievissimo miglioramento registrato alla fine dell'anno scorso (+0,1 nell'ultimo trimestre) è stato subito annullato da due trimestri negativi quest'anno.Il tasso di disoccupazione è fermo sopra il 12% (e sopra il 40% quello giovanile).In Germania è il 5,1%.
Che fare? Per contrastare un rallentamento generalizzato dell'economia dell'euro la soluzione migliore (come spiegato da Guido Tabellini sul Sole-24Ore del 25 luglio e come propone un numero crescente di voci) sarebbe un taglio simultanco delle tasse in tutti i Paesi,finanziato dalla Bce,e accompagnato da corrispondenti,graduali riduzioni di spesa.Senza l'aiuto della politica fiscale,infatti, la Banca centrale europea da sola non riuscirebbe a invertire la rotta.E' possibile che Matteo Renzi,sfruttando la sua abilità politica e l'occasione della presidenza italiana dell'Ue,riesca a convincere gli altri Paesi e in primis la Germania.Ma non sarà facile.Occorre quindi predisporre una strategia alternativa.Cioè chiedersi che cosa potrebbe fare l'Italia se dovesse agire da sola.
Vi sono due strategie alternative.La prima è coraggiosa:tagliare subito,e in modo permanente ,le tasse sul lavoro di almeno due punti di Pil (cioè circa 33 miliardi l'anno,l'ipotesi in questo momento piu ragionevole anche se si potrebbe pretendere di piu) e al tempo stesso approvare tagli di spesa della medesima entità.Questo dovrebbe essere accompagnato da una liberalizzazione del mercato del lavoro (attuando il progetto del senatore Pietro Ichino) affinchè la maggior domanda che si creerebbe possa produrre posti di lavoro "veri" e non solo precari perchè l'articolo 18 spaventa gli imprenditori.
Le idee su dove reperire risparmi di questa entità ormai abbondano.Dal lavoro del commissario Carlo Cottarelli,alle proposte di Roberto Perotti su www.lavoce.info al rapporto consegnato due anni fa da uno di noi (F.G) al governo Monti.Questi tagli,tuttavia, anche se venissero approvati oggi,impiegherebbero un pò di tempo per andare a regime,un paio d'anni almeno.
Ad esempio,molti sussidi alle imprese possono essere eliminati,ma non si possono cancellare contratti in atto.(Certo,se avessimo varato questi tagli due anni fa...)Con questa strategia quindi il deficit per qualche anno aumenterebbe,con la conseguenza che violeremmo le regole europee.
Come farlo senza apparire i soliti italiani che non rispettano mai gli impegni? Sopratutto dopo aver annunciato con grande enfasi,solo un anno fa,quando uscimmo dalla "procedura di infrazione",che eravamo ritornati virtuosi.Dobbiamo convincere che qualcosa di importante è cambiato.C'è un solo modo:varare finalmente quelle riforme di cui da anni si parla senza mai attuarle.La prima,cui abbiamo già accennato,è la sostituzione dello Statuto dei lavoratori (norme scritte 40 anni fa per il mondo di 40 anni fa) con regole adatte ad un mercato del lavoro moderno.E poi una riforma dalla giustizia civile che dia fiducia agli investitori esteri atterriti dal fatto che in Italia ci vogliono almeno 10 anni per chiudere una causa.
Certo, violare le regole significa che l'Italia tornerebbe ad essere "sorvegliata" dalla commissione europea,come d'altronde lo è la Francia.Poco male se questo aiuterà ad accellerare le riforme.E comunque piu riforme variamo prima di violare le regole,piu tenue, o addirittura irrilevante, sarà sorveglianza.Si tratta di riforme che fanno tutte parte del programma di questo governo.Renzo deve spendere un pò della sua credibilità e del suo capitale politico per vararle rapidamente,così come ha fatto, sinora con successo,per la riforma della Costituzione.
La strategia alternativa è cercare di rimanere all'interno del 2% nel rapporto deficit-Pil,con tagli marginali e qualche aumento nascosto della pressione fiscale,ad esempio facendo crescere le accise,e sperare che l'economia si riprenda da sola.E' molto probabile che questa strategia ci regalerebbe un altro anno di crescita negativa-sarebbe il quarto consecutivo-ed è forse questo il motivo per cui le previsioni di molti osservatori peggiorano di settimana in settimana.
La scelta tra queste due strategie dipende molto da come reagirebbero i mercati e dall'effetto che esse produrebbero sullo spread e quindi sulle nostre tasse e sul costo del denaro per le imprese.Una violazione delle regole europee,senza alcun piano credibile di rientro e di riforme,spaventerebbe i mercati e farebbe alzare lo spread.D'altro canto,un altro anno di crescita negativa porterebbe il rapporto debito pubblico Pil verso il 150% ,sollevando dubbi sulla sostenibilità del nostro debito (del quale un  terzo,circa 700 miliardi di euro,è posseduto da investitori internazionali).
Quale strada quindi? A noi pare che la situazione sia ormai così seria che i rischi della seconda strategia,cioè non contrastare con efficacia la recessione,siano maggiori della prima.Far ripartire la crescita abbassando con coraggio le tasse è oggi la nostra priorità.Ma Renzi deve usare tutta la sua abilità politica e la sua credibilità internazionale per far si che nessuno possa mettere in dubbio la determinazione del suo governo e riformare l'economia.

domenica 24 agosto 2014

M.FREEMAN:"Non mi piace l'idea di fare da poliziotti al mondo"



No comment...sono in vacanza

da LA REPUBBLICA del 21/08/2014-Intervista a Morgan Freeman di Silvia Bizio

A Clearwater,sulla costa del Golfo del Messico in Florida,il premio Oscar Morgan Freeman è venuto a promuovere il film DOLPHIN TALE 2,il seguito del grande successo del 2011, (entrambi diretti da Charles Martin Smith) ,sul delfino Winter dalla coda mozzata da un incidente cui proprio il personaggio interpretato da Freeman,il dottor McCarthy,costruisce una coda meccanica.Seduto a un tavolino appartato all'aperto ,preferendo i 40 gradi all'ombra all'aria condizionata dell'hotel,Morgan Freema,guarda all'America,ai disordini e alla violenza di Ferguson dopo l'uccisione di Michael Brown con una certa preoccupazione."L'America ha questa fissazione sulle armi e la violenza",dice con la sua voce bassa e misurando ogni parola.

FREEMAN,LEI COSA PENSA DI QUELLO CHE STA ACCADENDO?

"Io penso che dovrebbero togliere le armi alla polizia.In questo modo nessuno avrebbe il permesso di avere un'arma".

NON E' UNA SCELTA TROPPO RADICALE?

"La polizia spara alla gente e ne esce incolume,questo vuol dire commettere crimini sotto la maschera della legge.In tutti i posti civile del mondo se spari a qualcuno commetti un crimine,tanto piu se quella persona è disarmata.Non importano le ragioni:hai commesso un crimine,quindi non esistono giustificazioni legali che possano permetterlo".

TUTTI ACCUSANO LA POLIZIA DI AVERE AVUTO UNA REAZIONE SPROPOSITATA.

"C'era bisogno di armi distruzione di massa per affrontare un problema sociale? Con una mitragliatrice calibro 50? Andiamo!

COSA PENSA DELLA RABBIA DELLA GENTE DI FERGUSON.E' GIUSTIFICATA?

"La polizia ha sparato a un ragazzino.Si,penso che sia rabbia giustificata,certo che è giustificata".

QUANTO RAZZISMO C'E' ANCORA IN AMERICA?

"Quello che è successo a Ferguson la dice lunga.E' la nostra società che sta cascando a pezzi,dovremmo ricostruirla a partire dai valori.Io per esempio credo che l'America debba tirarsi fuori dagli affari di tutti gli altri paesi.Non mi piace l'idea di fare da poliziotti al mondo.Non è che abbiamo la superiorità morale per farlo.Dovremmo tornare a casa nostra e ricostruire la nostra società,che come vediamo in questi giorni non sta tanto bene".

PENSA CHE OBAMA AVREBBE DOVUTO ESSERE PIU DECISO NELL'AFFRONTARE QUESTA SITUAZIONE?

"Che poteva fare? Deve essere presidente di tutti,cioè deve in qualche modo parlare con mano equilibrata.Come si dice qui in America,deve essere "between a rock and hard place",fra l'incudine e il martello,e sono sei anni che è in quella posizione".

SOSTERREBBE HILARY CLINTON COME PROSSIMO CANDIDATO PRESIDENZIALE?

"Penso sia ora di avere una donna presidente,e Hilary...bè la speranza c'è sempre.Ora come ora per me è un pò troppo militarista,è una che sostiene la linea dura".

A PROPOSITO DIRAZZISMO,E' SODDISFATTO DEI RUOLI CHE GLI ATTORI AFRICANI AMERICANI HANNO AD HOLLYWOOD?

"Si.Io come vedete non mi fermo mai,forse verrò anche in Italia per un nuovo Ben Hur e spero a Cinecittà.Ma in genere gli attori neri lavorano eccome.La televisione è un meraviglioso medium,tutti sono rappresentati.Se qualcuno si deve lamentare medium,tutti sono rappresentati.Se qualcuno si deve lamentare sono gli indiani-americani,loro si che sono rappresentati sui nostri schermi".

venerdì 22 agosto 2014

COMPLOTTO OGM.Business is business



No comment...sono in vacanza

da DOSSIER WIKILEAKS-Stefania Maurizi (Bur)

Stiamo mettendo insieme una cricca di ministri che la pensano nel modo giusto.
A dirlo non è una cordata di imprenditori tangentari intercettati da qualche procura italiana.E' l'ambasciatore americano a Roma,Mel Sembler,che per quattro lunghissimi anni ha combattuto una guerra di trincea contro la scelta dell'Italia di tenere Ogm (Organismi geneticamente modificati) alla larga da un patrimonio nazionale che la rende celebre e ammirata in tutto il mondo:il cibo.
Ora,grazie ai file segreti di WikiLeaks,è possibile ricostruire la storia di una crociata commerciale che dal 2001 al 2004  è stata una guerra senza quartiere,poi un conflitto a bassa intensità,in cui però gli occhi  della diplomazia non hanno mai smesso di scrutare le scelte italiane sugli OGM.
L'ultimo cablo contenuto nel database è della fine del 2009 e mostra come l'attuale ambasciatore inviato a Roma dall'amministrazione Obama,David Thorne,chieda informazioni ai suoi "interlocutori italiani"  per capire se  Bruxelles abbia preso qualche iniziativa per mettere al bando i prodotti a base di soia importati dagli Usa che contengono tracce di un tipo di mais geneticamente modificato, prodotto dalla multinazionale Monsanto,e che "nell'Unione Europea è attualmente proibito".
E' una grande guerra,quella per gli Ogm.In gioco ci sono gli enormi interessi di multinazionali come la Monsanto,appunto,o la Pioneer del gigante della chimica DuPont,che la diplomazia Usa difende con un'ofensiva su due fronti.Il primo è quello italiano, dove l'ambasciata di via Veneto cerca di mettere insieme un gruppo che definisce "cricca (clicque),facendo pressioni e usando la disponibilità degli allora ministri della Salute,Girolamo Sirchia, e dell'istruzione Letizia Moratti;di un direttore generale del ministero delle attività produttive,di nome Amedeo Teti, "da proteggere strettamente", di "supporter" scontati, come i lobbisti dell'Assobiotec,e di altri forse meno scontati,come la grande associazione degli agricoltori,Confagricoltura ,che, stando ai file ,complotta con gli americani alle spalle dell'organizzazione rivale Coldiretti.
L'altro fronte della guerra,quello che negli anni rimane sempre caldo,è il Vaticano.Gli Usa sono assolutamente determinati a portarlo dalla loro parte sugli Ogm,consapevoli che,se ci riescono,avranno un alleato formidabile ,"un leader morale rispettato in tutto il mondo", così lo definiscono i cablo,capace di spianare la strada del cibo geneticamente modificato e,sopratutto,di legittimarlo dal pnto di vista etico.Perchè è questo il principale problema:da sempre l'opinione pubblica lo percepisce come il Frankestein food,fabbricato da multinazionali senza scrupoli che come unico valore hanno il profitto.
er lavorarsi il Vaticano la diplomazia Usa fa il diavolo a quattro.Un'azione di lobbyng asfissiante,che il database di WikiLeaks documenta dal 2002 fino al 2009,con un picco di cinismo unico:il tentativo di usare la carestia nello Stato africano dello Zambia per ottenere lo sdoganamento degli Ogm da parte della Santa Sede.
Ma il Vaticano non ci casca.Nessuna benedizione urbi et orbi.Le vie del signore,però,sono infinite.E per una porta che si chiude a San Pietro se ne apre sempre un'altra.

giovedì 21 agosto 2014

COMPLOTTO OGM:il braccio di ferro con via Veneto


foto presa da www.dagospia.com

No comment...sono in vacanza

da DOSSIER WIKILEAKS-Stefania Maurizi (Bur)

Tutto inizia nel 2000.A innescare la guerra è il decreto Amato,che mette al bando la commercializzazione di quattro varietà di mais geneticamente modificato.Due sono prodotti Montsanto e gli altri due sono dei giganti della farmaceutica Aventis e Novartis.L'Unione Europea ne aveva già autorizzato la vendita sia per l'alimentazione umana sia per quella animale,sulla base del fatto che l'esperienza negli ultimi anni non aveva fatto emergere rischi per la salute dell'uomo.L'Italia,però,non vuole la genetica nel piatto.
Il provvedimento Amato colpisce le esportazioni dagli Usa in Italia di tutti i prodotti a base di mais.L'ambasciata americana a Roma registra i danni in un cablo: L'export di glutine di mais per mangimi è crollato da 200.000 tonnellate all'anno nel 1998/1999 (per il valore di 20 milioni di dollari) a zero nel 2003 e 2004.Idem per l'olio di mais:da 50.000 tonnellate a zero, con una perdita di 50 milioni di dollari.
Ma questo è solo l'inizio:il decreto è il segnale netto che l'Italia non lascerà entrare nel proprio mercato agricolo e alimentare gli Ogm.La risposta della diplomazia Usa è immediata.
Per gli italiani è vitale proteggere le proprie eccellenze alimentari.L'Italia si batte da sempre,per esempio,affinchè un vino prodotto in Australia non possa essere spacciato per Chianti.Per questo punta a ottenere il riconoscimento di marchi come L'Indicazione geografica protetta (igp).Per farsi sentire e ottenere risultati negli organismi internazionali,come l'Organizzazione mondiale del commercio,però,ha bisogno di alleati forti.E l'ambasciata di via Veneto ne è consapevole.Il governo italiano,scrive l'ambasciatore Sembler nel 2002,cerca aggrssivamente un supporto di qualsiasi tipo da parte degli Usa sugli Igp.Da qui l'idea di un ricatto o,come direbbe la diplomazia,di un'intesa:gli States danno una mano a Roma sugli Igp,ma Roma deve cambiare rotta sugli Ogm.
E' una strategia che non va lontano,però.Perchè per gli italiani il cibo geneticamente modificato è incompatibile con il concetto stesso di eccellenza alimentare.Per quanto possa essere una reazione superficiale,gli Ogm evocano nella mente del consumatore un cibo da catena di montaggio delle multinazionali,e non il gusto succulento dei prodotti genuini della terra.La diplomazia Usa è costretta a prenderne atto:E' difficile che il governo americano possa aiutare l'Italia a creare una nicchia di mercato protetta,il cui unico risultato sia quello di escludere le aziende americane.
Con l'arrivo del governo Berlusconi al potere,nel giugno 2001,l'America spera che i tempi bui del decreto Amato siano finiti.E invece no.Perchè a irrompere sulla scena è un ministro dell'Agricoltura testardo, un pasdaradan anti-Ogm che dà non pochi grattacapi a via Veneto:Gianni Alemanno.
Alemanno innesca una guerra ideologica che suona di retroguardia,tanto che, nei cablo, la diplomazia Usa registra le sfumature antiscientifiche e irrazionali della sua campagna,parlando di un biotech che può causare la prossima epidemia da mucca pazza.
Sono argomenti che dal punto di vista emotivo funzionano: hanno un forte impatto sull'opinione pubblica.Ma allo stesso tempo sono un boomerang,perchè se è vero che fanno presa sulle fasce meno scolarizzate della popolazione,è anche vero che suscitano puntualmente la reazione delle èlitè piu colte della società,quelle che ormai hanno capito che temi complessi come le biotecnologie o la fecondazione assistita non si possono liquidare con risse da bar sport in televisione,ma richiedono un dibattito piu evoluto e razionale,perchè sono questioni destinate a cambiare per sempre la società.Il problema è che la guerra per gli Ogm non è una disputa accademica.E' una guerra commerciale,con multinazionali capaci di schierare Stati e diplomazie,come dimostrano i file di Wikileaks.
La sfida di Alemanno provoca la reazione di via Veneto.Nell'aprile 2002,l'ambasciatore americano Sembler mobilita Washington con unas "richiesta di azione";il segretario all'Agricoltura Ann Veneman deve scrivere al ministro italiano e fargli presente quanto siano preoccupati gli Usa per le sue posizioni;il viceconsigliere alla Sicurezza nazionale,Gary Edson, deve contattare l'uomo forte delle relazioni atlantiche e consigliere diplomatico di Berlusconi,Giovanni Castellaneta,per ricordargli che Bush e Berlusconi avevano concordato una politica pro-OGM;il sottosegratario Larson deve contattare l'ambasciatore italiano negli Usa,Ferdinando Salleo,e fargli sapere che l'Italia sta per "imboccare una strada completamente sbagliata".Infine il consigliere del dipartimento di Stato, Norman Neureiter,deve scrivere ai ministri dell'Istruzione e della salute,Moratti e Sirchia.Tutti devono fare fronte comune.Il nostro obiettivo,scrive Sembler a Washington,è seppellire il documento Alemanno (anti-Ogm ,N.D.A) nella commissione nazionale sulle biotecnologie.Se invece dovesse passare nella forma in cui è stato presentato,Berlusconi si ritroverà sotto una forte pressione per spostare l'Italia verso una politica piu friendly rispetto ai nostri interessi.
Washington chiama.E Roma risponde.Sirchia chiede agli americani di fargli un appunto su come la pensano.Anche Letizia Moratti vuole un appunto.Castellaneta,da parte sua,promette che si occuperà delle nostre preoccupazioni.Anche l'allora vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini è stato allertato:il membro del Congresso americano,Bill Young, ha avvicinato il suo amico di lunga data e protetto.La mobilitazione è scattata.

martedì 19 agosto 2014

LA RICETTA DI PADOAN PER LA GRECIA:rigore e licenziamenti



No comment...sono in vacanza

da Enrica Perucchietti (Arianna editrice)

Gianni Lannes fa notare che "in quegli anni il neo ministro si occupò anche di Grecia e Portogallo.Krugman scrisse in un altro articolo che furono proprio le ricette economiche "suggerire da Padoan a favorire la successiva crisi economica nei due Paesi".Ecco cosa ha detto Padoan a proposito della crisi greca:"La Grecia si deve aiutare da sola,a noi spetta controllare che lo faccia a concederle il tempo necessario.La Grecia deve riformarsi,nell'amministrazione pubblica e nel lavoro".In altre parole, Atene avrebbe dovuto rendere il lavoro molto piu flessibile,alleggerendo (licenziando) la macchina della pubblica amministrazione.Nel marzo del 2013,quando la Grecia era sull'orlo del collasso indotto dalle speculazioni finanziarie,l'allora numero due dell'OCSE suggerì direttamente: "C'è necessità che il governo greco adotti una disciplina di bilancio rigorosa e di un continuo sforzo di risanamento dei conti pubblici,condizioni preventive per il varo di misure a sostegno dello sviluppo".Mister Padoan è stato per quattro anni responsabile per conto del FMI della Grecia.Successivamente,ha influenzato le politiche economiche di Atene in qualità di vice presidente dell'OCSE.

LE BASTONATE DEVONO CONTINUARE

In un'intervista al "Wall Street Journal" Padoan spiegò che "i tanti sacrifici" erano a un passo dal produrre il "consolidamento fiscale" cercano  per l'economia europea e sarebbe stato un peccato "sprecarli" abbandonando le politiche di rigore,di tagli del deficit e di controllo severo dei bilanci pubblici.Le critiche dell'austerity,continuava, nascono solo da "un problema di comunicazione" visto che secondo lui "stiamo ottenendo risultati".La conclusione-che faceva inorridire Krugman-  era "the beating must continue": letteralmente, "le bastonate devono continuare".E,come se non bastasse, "il risanamento fiscale è efficace,il dolore è efficace".

ALLA GERMANIA VA BENE COSI'

Un ex allievo del ministro,l'economista Emiliano Brancaccio commenta: "Gli auspici renziani di poter ottenere qualcosa nel semestre europeo nella migliore delle ipotesi si tradurranno in concessioni irrisorie rispetto a quanto servirebbe per invertire il trend recessivo,dopo una caduta di 9 punti di PIL in cinque anni". E conclude:"Non esiste l'uomo della Provvidenza.Abbiamo già visto due premier definiti "autorevoli" e "capaci di imporsi in Europa":hanno fallito.Ora c'è il terzo,con un Padoan chiaramente ostile a una svolta.Il vero problema sono i rapporti rapporti di forza nella Ue.In Germania c'è una ostilità profonda verso il cambiamento perchè ai tedeschi va bene un'eurozona fatta così.Per riaprire la contesa bisognerebbe mettere in chiaro che la Germania sta mettendo a rischio la sopravvivenza dell'euro e del mercato unico europeo.Un rischio noto.Ma non sono argomenti che un ministro come Padoan potrebbe mai esplicitare".

lunedì 18 agosto 2014

Nuovo governo,soliti banchieri



No comment...sono in vacanza

da IL LATO B.DI MATTEO RENZI - Enrica Perucchietti (Arianna Editrice)

Il nuovo ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, "sa cosa deve essere fatto",ha dichiarato il commissario UE,agli affari economici,Olli Rehn,nel corso del G20 a Sydney.L'approvazione di Rehn ha messo in guardia coloro che guardano con sospetto alle politiche europeiste e che riconoscono nel successore di Saccomanni un cultore delle politiche di rigore e dei vincoli europei.Anche Gerry Rice,portavoce del FMI,ha promosso il nuovo esecutivo e in particolare la nomina di Padoan che, tra le varie cariche assunte in passato,,ha anche un'esperienza di lavoro proprio al Fondo Monetario.Rice ha definito Padoan un "uomo molto rispettato", che offre le garanzie giuste agli organismi internazionali.
Nel curriculum di Padoan vi sono infatti molte cariche internazionali che hanno giocato un ruolo determinante per fargli aprire le porte del governo.Ma anche,come vedremo,per attirargli gli strali di alcuni colleghi economisti.Dopo essere stato direttore generale per l'Italia del FMI,consulente della Banca Mondiale,della Commissione Europea e della BCE,Padoan ha assunto nel 2007 la carica di vice-segretario dell'OCSE e,dal 2009 in poi,anche quella di capo-economista della stessa organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.Molto vicino a Massimo D'Alema ,è stato anche direttore della sua fondazione,Italianieuropei.
Padoan negli incarichi internazionali è sempre stato considerato un teorico del rigore e un fervido sostenitore dell'Eurozona.Questa nomea l'ha portato nel mirino del Premio Nobel Paul Krugman,forse il piu conosciuto tra gli economisti "di sinistra" critici dell'euro,dell'austerity e del vincolo del 3% (che lo stesso Renzi ha definito "anacronistico",salvo poi rimangiarsi tutto dopo aver incontrato il cancelliere tedesco Angela Merkel)."Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli;altre volte danno consigli ancor peggiori;altre volte ancora lavorano all'OCSE, scriveva Krugman il 30 aprile 2013 nel suo blog sul "New York Times" intitolato THE COSCIENCE OF A LIBERAL.La critica era indirettamente rivolta a Padoan in quanto Capo economista dell'OECD.Krugman spiegava che l'Ocse dà "i consigli peggiori di qualunque organizzazione internazionale:peggio della Commissione europea,peggio persino della BCE e accusava Padoan di essere "fra i piu grandi sostenitori dell'austerità,che con il loro tifo hanno spinto l'Europa al disastro".

domenica 17 agosto 2014

L'intreccio tra la politica e l'evasione fiscale in Italia (2 parte)



No comment...sono in vacanza

da LADRI-Stefano Livadiotti (Bompiani)

La curva partiva dal 1982,quando Giovanni Spadolini governava con una maggioranza di pentapartito Dc,Psi,Psdi,Pri e Pli) e si fermava al 2004,quando a Palazzo Chigi c'era Silvio Berlusconi ,alla testa di una coalizione composta da Forza Italia, An, Lega Nord,Biancofiore (Ced-Cdu),Indipendenti e Partito repubblicano.
Per questo libro,Gallegati,considerato il vero guru di Beppe Grillo in materia economica e sostenitore di una patrimoniale da imporre a chi possiede oltre 10 milioni di euro, ha aggiornato il grafico fino al 2012.L'ultima parte del tracciato conferma la tesi dei due professori.Con l'eccezione del Prodi II,tra il maggio 2006 e il maggio 2008, quando sale di qualche decimale, è con il centrodestra di Berlusconi, nel 2005 e poi di nuovo tra il maggio 2008 e il novembre 2011,che la forbice tra pressione ficale apparente ed effettiva torna ad allargarsi per poi ridiscendere,sia pure di poco,con la "strana maggioranza" di Mario Monti nel 2012.
Berlusconi & Co hanno dunque sposato e messo in pratica la tesi esposta da Romano Prodi nella prefazione al saggio L'EVASIONE SPIEGATA A UN EVASORE,firmato da Ernesto Maria Ruffini.Scrive l'ex presidente della Commissione europea e due volte premier italiano:"Solo chi promette di chiudere un occhio sul fronte delle imposte riceve di solito un'immediata remunerazione da parte dell'elettore".
Tutti i provvedimenti che hanno agevolato il fenomeno dell'evasione fiscale in Italia siano stati congegnati dai governi del centrodestra o siano risultati futuro dell'iniziativa (concordata?) di esponenti delle maggioranze che li hanno sostenuti.A partire dalla famosa discesa in campo di Silvio Berlusconi,il 26 gennaio 1994,e fino ai nostri giorni, il comportamento elettorale di coloro che da quelle leggi hanno tratto vantaggio,cioè dei colpevoli dell'evasione diffusa, di cui specificatamente si occupa questo libro: i commercianti,gli artigiani,i liberi professionisti e i piccoli imprenditori,quelli che nel gergo dei politologi compongono la "piccola borghesia urbana".I risultati sono inequivocabili.Del resto,scrive Alessandro Santoro nel saggio L'EVASIONE FISCALE:
"Secondo gli osservatori e gli specialisti di flussi elettorali,in alcune campagne elettorali le differenze di punti di vista e programmi,ma sopratutto di slogan e di obiettivi propagandistici,tra i due schieramenti (centrodestra e centrosinistra) in materia fiscale sono state determinanti degli esiti finali del voto".
E i risultati dell'INDAGINE SUL LAVORO AUTONOMO IN ITALIA: ARTIGIANI E COMMERCIANTI,realizzata nel novembre del 2011 dalla SWG per conto del Pd,dicono che le tasse sono vissute di gran lunga come il problema piu assillante da entrambe le categorie nominate  nel titolo,risultando un peso elevato per l'86% dei primi (solo il 70% dei quali se la prende con il costo dei dipendenti) e per il 78% dei secondi (appena il 60% dei quali indica tra i temi piu rilevanti la retribuzione del personale).

venerdì 15 agosto 2014

L'intreccio tra la politica e l'evasione fiscale in Italia (1 parte)



No comment...sono in vacanza

da LADRI-Stefano Livadiotti (Bompiani)

"E' quello che Berlusconi ha stipulato con il popolo delle partite Iva.E che gli ha consentito di dominare per vent'anni la scena politica italiana,incassando il suo consenso elettorale.I dati dimostrano come ogni volta che il centrodestra è andato al governo l'evasione fiscale è salita alle stelle.E come è invece diminuita con tutti gli esecutivi di centrosinistra".
L'intreccio tra la politica e l'evasione fiscale in Italia dall'inizio degli anni Ottanta a oggi è tutto raccontato in un lungo ed efficace grafico.Lo ha costruito Mauro Gallegati,docente di Macroeconomia all'Università delle Marche,allievo di Paolo Sylos Sabini,studi a Stanford e al Massachussets Institute of Technology ,amico e collaboratore del premio Nobel Joseph Stiglitz,con il quale ha scritto un paper sulla disuguaglianza.Gallegati lo aveva disegnato a corredo di un articolo scritto a quattro mani con un collega dell'Università delle Marche,Fabio Fiorillo,per "lvoce.info" ed era stato pubblicato il 10 giugno 2008, con il relativo commento,sotto il titolo CONTRIBUENTI ED EVASORI:CHI DOVE E QUANDO.I due docenti esaminavano la differenza tra la pressione fiscale apparente e quella effettiva (che grava su chi fa  il proprio dovere verso l'erario),che è poi un misuratoregrezzo dell'evasione fiscale,perchè piu cresce il sommerso e piu si allarga la forbice.E scrivevano:
"L'andamento nel tempo della differenza tra la pensione fiscale apparente e la pressione fiscale effettiva risente,in parte,del ciclo politico.A partire dalla fine della Prima Repubblica, si osserva come durante i governi Amato e Ciampi e i governi di centrosinistra la differenza si riduca,e con essa la quota dell'evasione fiscale.Con i governi di centrodestra la differenza aumenta,così cresce l'evasione fiscale e quindi il peso delle imposte per chi effettivamente le paga.La stessa circostanza si verifica durante gli anni del governo Amato II,di centrosinistra.Nonostante la riduzione della pressione fiscale apparente, quella effettiva si riduce di poco, poichè una platea piu piccola di cittadini dive sopportare l'effettivo onere contributivo".

mercoledì 13 agosto 2014

Dai bagni ai carciofi,decide tutto la Ue



No comment...sono in vacanza

da BOLLI,BOLLI,BOLLI-Gian Antonio Stella (Serie bianca Feltrinelli)

Racconta la leggenda che il giorno dopo aver "esperita" la pratica per spedire la "fornitura di 24 mucche da latte e un toro frisone" a un college del regno di Tonga,amabilmente governato da Sua Altezza Reale Ahoeitu Unuakiotonga Tukuaho Tupou VI,i 35 dipendenti (tra cui due autisti e tre addetti stampa) della delegazione dell'Unione europea alle isole Figi chiusero il fascicolo e si riposarono.Che faticaccia!
Dovete ammettere ,in effetti che "istruire" un iter burocratico cos' gravoso,che comportava lo spostamento di quasi una vacca e una porzione di toro da monta per ogni addetto dell'ambasciata Ue competente per tutti gli atolli del Pacifico,non deve essere stato semplicissimo.Nè gratificante.Provateci voi a vivere laggiù.Ogni giorno uguale all'altro.Solo mare, sole,spiagge dorate,cocktail alla frutta e sventole in bikini stese sui materassini.Che noia!
Meno male che ogni tanto,come ha raccontato sul "Corriere della Sera" Luigi Offeddu,arrivano improvvise missioni che danno un senso ai 3.146.930 euro (piu gli extra,si capisce) che la delegazione costa ogni anno.Come ed esempio il concepimento,l'elaborazione,la stesura e l'invio di un telegramma di felicitazioni a Sua Eccellenza l'onorevole Tuilaepa Aiono Sailele Malielegaoi,rieletto per la terza volta nel 2011 premier delle isole Samoa.O ancora il concepimento,l'elaborazione,la stesura e l'invio l'anno dopo di un altro telegramma:"La delegazione dell'Unione europea accreditata presso la Repubblica di Palau si congratula con l'onorevole Thomas Remengesau Jr. per la sua elezione a presidente"Sono gesti di meravigliosa magnanimità:la Ue ha mezzo miliardo di abitanti, lo statarello di Palau 20.900 anime sparse su 258 isolette del Pacifico occidentale.La capitale,dove gli americani costruirono un Campidoglio a somiglianza di quello di Washington,si chiama Melekeok e ha 391 abitanti.Gli stessi di Gallodoro,detta "Jaddudoru",un paesotto in provincia di Messina.
Va da sè che, data l'estrema delicatezza dei compiti istituzionali dell'ambasciata per il Pacifico,nel gennaio 2014 lo stesso Offeddu ha dato notizia di un appalto per oltre due milioni di euro,Iva esclusa,per proteggere nella capitale delle Figi,Suva (85,691 abitanti:una metropoli) ,gli uffici e le case del capo delegazione e dei suoi funzionari,"al fine di evitare intrusioni e attacchi,per il controllo dei visitatori e l'installazione di sistemi d'allarme".
La stessa lady Catherine Ashton, l'alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Unione europea,una struttura gonfiatasi tanto da costare ,nel 2014,mezzo miliardo di euro (per l'esattezza 524.915.791),ha dovuto ammettere,rispondendo a un'interrogazione dell'eurodeputato leghista Lorenzo Fontana,che qua e là si tratta di "costi sproporzionati:il rapporto spese-benefici non è assolutamente congruo".
E non lo è in tante "ambasciate" sparse per il mondo ad affiancare quelle già spesso del tutto inutili dei vari stati europei.Sono complessivamente 139, costano 312.923.884 euro l'anno e si fanno carico di una miriade di dipendenti che assorbono,di soli asili nido e scuole materne dei figli, 1.275.000 euro,piu del doppio che nel 2013.

L'European External Action Service "ha avuto i suoi successi diplomatici,concede il corrispondente da Bruxelles del "Corriere",ma è bersaglio dei dubbi sui costi delle sue delegazioni".Come quella di Barbados,dove i 44 dipendenti godono del weekend extra large" (non si lavora il venerdi) e la Ue ha sponsorizzato nel 2013 il "Rally per la diffusione delle auto elettriche".
Eppure,non sono questi i costi piu alti dell'elefantiaco apparato dell'Unione.E neppure quelli denunciati da Mario Giordano nel suo libro accesamente anti-Ue NON VALE UNA LIRA,dove racconta,ad esempio,delle spese pazzesche per trasferire per quattro giorni al mese L'Europarlamento nella sede di Strasburgo:"Soltanto per la sicurezza e la sorveglianza,la seconda sede brucia (budget 2014) 7,7 milioni di euro l'anno,cui si aggiungono 4,3 milioni per l'energia, 19,3 milioni per ricambi e attrezzature,piu altre svariate spesucce per un totale di 35,7 milioni.Poi ci sono i costi di viaggio e i trasporti di documenti che mandano in fumo altri 18 milioni.In totale sono 53,7 milioni di costi vivi".Perfino il pesante pedaggio della traduzione obbligatoria nelle 24 lingue ufficiali (con 552 combinazioni,spiega il sito dell'Europarlamento,dato che ogni lingua può essere tradotta nelle altre 23) e l'enorme moltiplicazione di spese,dato il lavoro di oltre tremila interpreti tra interni e free-lance,sono secondari rispetto al carico piu esorbitante.Cioè il peso di leggi e leggine sull'economia dei vari paesi fin da quando il bavarese Joseph Strauss sbuffò: "I Dieci comandamenti contengono 279 parole,la Dichiarazione d'indipendenza americana 300 e le disposizioni della Comunità europea sull'importazione di caramelle 25.911!".

martedì 12 agosto 2014

Quanto ci costera il MoSE? (2 parte)



No comment...sono in vacanza

da CORRUZIONE A NORMA DI LEGGE-Giorgio Barbieri e Francesco Giavazzi

Questo a fronte di una spesa,si ipotizzava nel 1998,di 3700 miliardi di lire (poco meno di 2,7 miliardi di euro di oggi),cui si devono aggiungere i costi della manutenzione e della gestione,che il Consorzio riteneva non avrebbero superato i 18 miliardi di lire annui (15,6 milioni di euro).
Il costo totale del MoSE,dunque (costruzione piu manutenzione nell'arco di un secolo) è,secondo il Consorzio,di 4,2 miliardi:2,7 circa per la costruzione e 1,5 per la manutenzione.Il MoSE avrebbe quindi permesso un risparmio di quasi 2 miliardi: 4,2 di costi a fronte di benefici stimati in oltre 6 miliardi.
Visto così non si poteva che essere d'accordo:un vero affare,tanto da spingere la Commissione di esperti internazionali ad affermare che "il valore netto finanziario del progetto originale,qualora si verificasse un conflitto con le autorità portuali".Conflitto che si è puntualmente presentato.
Ma le previsioni di spesa sono salite,fino a far scricchiolare la tenuta economica dell'operazione.Secondo l'Ufficio di piano (organo per la verifica degli interventi di salvaguardia coordinato dal Magistrato alle Acque) il totale della spesa prevista per la costruzione e messa in funzione del sistema MoSE era lievitato nel 2011 dai 2,7 miliardi di euro previsti nel 1997,a 6,2 miliardi (tutte cifre in euro del 2014).
I conti ora sembrano non tornare più,a meno che non si consideri una parallela crescita dei benefici economici.Utilizzando i costi di manutenzione presentati dal Consorzio,i benefici ora coprono appena i costi dell'opera ma non piu la sua manutenzione.
E' possibile che nel corso degli anni il MoSE sia diventato un'operazione in perdita? Leggendo questi numeri sembrerebbe di si.I costi di realizzazione sono saliti, come sempre accade nelle opere pubbliche,facendo perdere di vista il livello di spesa che non doveva essere superato e che era stato indicato dallo stesso Consorzio nello Studio di impatto ambientale.Sui costi di manutenzione-gestione è in corso un duro dibattito,ma,come vedremo, sono ormai tutti concordi nell'afermare che saranno superiori a quelli indicati dal Venezia Nuova.

lunedì 11 agosto 2014

Quanto ci costerà il MoSE? (1 parte)



No comment...sono in vacanza.

da CORRUZIONE A NORMA DI LEGGE-Giorgio Barbieri e Francesco Giavazzi
"
Il MoSE deve essere completato quanto prima perchè se ci chiediamo quale sarà il beneficio ottenuto da Venezia, dall'Italia e dal mondo con questa opera vediamo che è molto superiore a quello che ci costa".Questo disse,nel maggio 2012,Corrado Passera,da pochi mesi ministro dello Sviluppo economico del governo Monti.Aveva ragione?
E' un confronto quello tra costi e benefici particolarmente complesso perchè,se sembra ormai certo quanto lo Stato sborsera per mettere in funzione il MoSE,non è altrettanto sicuro quali saranno le spese della gestione e della manutenzione dell'opera.Ancora piu difficile è stabilire il valore dei danni economici che il MoSE dovrebbe evitare.Gli unici dati a disposizione sono quelli presentati dallo stesso CVN al ministero delle Infrastrutture nello Studio di impatto ambientale a metà anni 90' e sostanzialmente approvati dalla Commissione di esperti voluti da Prodi,ma bollati come "sopravvalutati" dalla Commissione di Via.
Per quantificare i danni causati dall'acqua alta,il Consorzio aveva ipotizzato costi di breve periodo (valore economico del tempo perso a causa delle interruzioni della mobilità e delle interruzioni di attività e servizi,e il deterioramento dei beni accumulati in magazzini e negozi) e costi di lungo periodo (danni alle sponde lagunari,agli edifici e ai cunicoli di scarico nel centro storico).Per ogni singola voce veniva quindi indicato il risparmio annuo che si sarebbe ottenuto grazie all'entrata in funzione delle barriere del MoSE:12,6 miliardi di lire (9 milioni di euro circa del 2014) per ritardi e perdite di tempo dovuti agli allagamenti della città,5,7 miliardi (4 milioni di euro) per le attività produttive, 10,2 miliardi (7 milioni di euro) per merci e magazzini,22 miliardi (15,8 milioni di euro) per i danni alle conterminazioni delle sponde lagunari,mentre per quanto riguarda gli edifici il Consorzio stimava un danno pari a 35 miliardi all'anno (quasi 25,2 milioni di euro).Sommando tutte le voci ed estendendo i costi cento anni di vita stimata dell'opera si raggiungono 6,1 miliardi (in euro del 2014 e,come fatto nella tabella alla fine di questo capitolo,non scontando i flussi futuri).E' l'ultima voce ( i danni agli edifici)  quella maggiormente contestata nel Via,secondo cui,a essere pessimisti,il danno non supererebbe i 12 miliardi di lire all'anno (8,5 milioni di euro attuali).

domenica 10 agosto 2014

MEDIAWORLD,il vizio tecnologico



No comment...sono in vacanza

da SCHIAVI DEL SUPERMERCATO -Monica Di Bari e Saverio Pipitone (Arianna Editrice)

Gli iper acquisti nel super distretto commerciale continuano nel reparto tecnologia; molto spesso questo è occupato dall'insegna Mediaworld:67 punti in tutto il territorio nazionale,per la maggior parte collocati all'interno di centri commerciali.Un percorso che sembra studiato a tavolino per imprigionare l'individuo-consumatore nella propria casa:provviste alimentare all'Ipercoop,un ambiente accogliente da IKEA e l'intrattenimento da Mediaworld.
Riguardo a questa azienda retail-rivenditore- si possono reperire poche informazioni:prima catena di elettronica di consumo in Europa,nasce nel 1978 a Monaco di Baviera.E' controllata dalla multinazionale MEDIAMARKT Saturn Holding GmbH,appartenente al gruppo METROAG (DAX:MEO).n Italia opera con la denominazione MEDIAMARKET S.p.A e possiede i marchi Mediaworld,Saturn e Mediaworld Compra On Line.Con un fatturato del 2003 pari a oltre 1,2 miliardi di Euro e un organico di oltre 4.000 collaboratori,MEDIAMARKET rappresenta la principale realtà del settore in Italia.Sin dall'apertura del primo punto vendita Mediaworld,avvenuta a Curno (Bg) nel 1991,l'azienda si è impegnata per anticipare i gusti e le dinamiche d'acquisto dei consumatori italiani:elettronica di consumo e consumo di elettronica.Frigoriferi effetto ghiacciaio ,lavatrici professionali, aspirapolvere automatici:tutto per la perfetta funzionalità domestica,ma non solo.Da Mediaworld,dopo aver affidato le faccende di casa agli elettrodomestici,il consumatore ha tutto il tempo libero per giocare con la playstation,guardare la televisione in un megaschermo,conoscere nuovi amici in chat grazie a un nuovo personal computer.
La cupidigia del consumo occidentale raggiunge il suo apice proprio nel reparto tecnologia.Entrare da Mediaworld,come da Ikea,diventa un passatempo rassicurante! Tutti i prodotti,esposti in larghe corsie,possono essere provati e toccati:un bombardamento visivo sonoro ed energetico crea uno stato di ipnosi ancora piu intenso rispetto agli altri reparti del centro commerciale.Il cliente guarda un televisore al plasma e improvvisamente si convince di non poterne fare a meno! Grazie alla possibilità di effettuare pagamenti rateali personalizzati,la spesa non sembra eccessiva:in collaborazione con Conto Arancio,Mediaworld propone infatti formule di credito al consumo.L'accumulazione di piccoli debiti gravano economicamente e psicologicamente sull'individuo.L'obiettivo è quello di conquistarsi il megaschermo lavorando duro e risparmiando sui momenti di vita sociale e familiare.La vita quotidiana diventa piena di oggetti tecnoliogici e priva di senso.Mediaworld ti dà la certezza di poter acquistare tutte le novità che desideri.Il desiderio indotto è quello di possedere l'ultima novità tecnologica,in molti casi non realmente necessaria.Il possesso e il consumo diventano sinonimi di felicità.

LO SPRECO TECNOLOGICO

Mediaworld vende prodotti da consumare velocemente per poi sostituirli con nuovi modelli,tecnologicamente piu efficienti:telefoni cellulari,palmari,pay tv ed elettrodomistici di ogni specie;strumenti utilizzati dal consumatore occidentale solo per un breve periodo e destinati a divenire molto presto rifiuti.
In particolare i personal computer contengono un'elevata percentuale di metalli tossici,responsabili di un grave detrimento ambientale.Solo in Italia ogni anni vengono gettati piu di 150.000 PC.
Mentre il consumatore occidantale, periodicamente,ha la possibilità di acquistare un computer con un processore piu veloce,in molti paesi del sud del mondo,a causa della mancanza di strumenti tecnici,dell'assenza di infrastrutture e dell'insufficienza del reddito,la popolazione non ha accesso alla tecnologia essenziale.L'utilizzo di internet e di un personal computer, in molti paesi dell'Africa sub sahariana,resta un privilegio di pochi.Questa disparità è definita digital divide:se nei paesi occidentali la tecnologia è un vizio per il tempo libero,nei paesi del Sud potrebbe avere un importante ruolo di informazione e di istruzione.

Mediaworld,attraverso la vendita di alcuni CD, sostiene un progetto umanitario dell'Organizzazione Non Governativa Cesvi in Sud Africa:la costruzione di una casa d'accoglienza per madri e bambini abbandonati;ancotra lontano sembra l'impegno di questa azienda per una piu equa distribuzione del consumo tecnologico tra Nord e Sud del mondo.Il primo passo può farlo il consumatore occidentale,cambiando i propri desideri d'acquisto e incidendo sulle leggi del mercato.

venerdì 8 agosto 2014

Il marxista di Londra che vuole fermare gli arrivi



No comment...sono in vacanza

da LA PADANIA del 5 agosto 2014

Il dibattito sull'immigrazione divampa nel Regno Unito,dove ora anche un autorevole economista addirittura di ispirazione marxista si schiera contro gli arrivi "di massa".Motivo? "Mettono il welfare a rischio".E potrebbero mandare il Paese al collasso.
Nei giorni scorsi era stato lo stesso premier conservatore David Cameron a lanciare il proprio avvertimento,mentre ieri anche il suo vice,il leader del liberal-democratici Nick Clegg ha proposto di limitare l'immigrazione sopratutto dall'est Europa.A destare scalpore è stato però lo studio firmato da Robert Rowthorn,economista di Cambridge che lancia l'allarme sull'accoglienza incontrollata citando "problemi per forniture d'acqua,delizia sociale e qualità della vita".Rowthorn,dichiaratamente marxista,ricopre un incarico anche al dipartimento di ricerca sulla popolazione e sulle politiche sociali all'università di Oxford.Ed è molto stimato,al punto di essere uno dei pochi economisti d'ispirazione socialista studiati nelle università britanniche,il professore sostiene che a un ritmo di circa 225.000 arrivi ogni anno la popolazione britannica potrebbe aumentare di 20 milioni di persone entro 50 anni.E sarebbero guai seri."Una crescita incontrollata della popolazione ,scrive, avrebbe un impatto negativo sugli standart di vita, a causa degli effetti ambientali come il sovraffollamento,la congestione e la perdita di servizi e comfort".
L'economista parla della carenza d'acqua che già oggi interessa il sud dell'Inghilterra e del Galles,che hanno gli stessi problemi idrici  di gran parte del sud dell'Europa,la futura mancanza di posti di ospedale e la nacassità per le città di prevedere centinaia di migliaia di nuovi alloggi.E ammonisce: il prodotto interno lordo crescerà grazie a tantissimi nuovi lavoratori,ma quello pro capite resterà piu o meno invariato,per il contemporaneo aumento della popolazione.
Ne risenterebbero anche scuole e trasporti e per superare tutte queste nuove sfide servirebbero grossi investimenti.

giovedì 7 agosto 2014

Caffè senza tasse (2 parte)



No comment...sono in vacanza...

da LADRI-Stefano Livadiotti (Bompiani)

Ma se anche si trattasse solo di un mero errore,sarebbe comunque difficile far quadrare il volume delle vendite dichiarate (e la spesa media giornaliera per cliente,quantificata dalla Demoskopea in 0,96%) con il fatturato ufficiale della gestione,indicato in 2.137.964.250 euro (piu 393.587.245 euro di produzione).Vorrebbe infatti dire che il prezzo unitario delle confezioni in vendita superata di poco i 36 centesimi.E uno studio commissionato dagli stessi operatori dice che su venti prodotti solo cinque vengono offerti a meno di quaranta centesimi.
Nella loro rivista,"Vending Magazine",produttori e gestori piangono miseria.Dicono che nel 2011 ben diciassette tra le prime cento società hanno chiuso in perdita.E aggiungono:"Se calcoliamo la somma degli utili cumulati dalle top 100 negli ultimi cinque anni,al netto delle perdite,otteniamo un valore che,rapportato al fatturato cumulato dello stesso periodo, è 0,75%."Occuparsi di macchinette,insomma, non conviene davvero,giurano.Resta allora da capire in base a quale imperscrutabile logica imprenditoriale pur di avere il permesso di installarle accettino di pagare all'azienda (o all'ospedale e alla stazione ferroviaria) che le ospita un ristorno (teoricamente giustificato dal consumo di acqua e di energia elettrica) pari in media al 12,9% per i luoghi pubblici e al 5,9% per quelli privati,che sono al 70% del totale.Vai a sapere.
Del resto, basta esaminare un caso concreto per rendersi conto che le cose non stanno esattamente come si vorrebbe far credere.Nel maggio del 2012,la Asl di Lecce ha assegnato il servizio di ristoro attraverso distributori automatici alla Somed SpA di Bari, che ha vinto la gara mettendo mano al portafogli per 2.230.388 euro,guadagnandosi così il diritto di piazzare 211 macchinette per tre anni negli ospedali pugliesi.Per ogni distributore ha quindi accettato di pagare una sorta di ticket di parcheggio pari a 9,6 euro al giorno.Ebbene,se si divide il fatturato del settore per la gestione (2.137.964.250 euro) per il numero degli apparecchi in funzione (2.254.103) si ricava che l'incasso giornaliero medio è di 2,59 euro.Ai quali vanno poi sottratte le spese per l'acquisto dei prodotti e quelle per la manutenzione.Se le cifre fossero davvero quelle stampate sulla brochure della Confida,chi ha firmato quel contratto andrebbe dunque interdetto in tutta fretta.
Forse proprio perchè non gli tornavano i conti, nella legge finanziaria del 2008 Visco,allora responsabile delle Finanze nel governo guidato da Romano Prodi,aveva previsto l'obbligo di installare nei distributori una sorta di scatola nera,in grado di registrarne fedelmente gli incassi.La norma sarebbe dovuta entrare in vigore nel 2009.Ma Prodi venne disarcionato.E al suo posto tornò Silvio Berlusconi,che si portò alle Finanze l'allora fidatissimo Tremonti.Così,con un breve comma inserito in un decreto che a parole avrebbe dovuto meritoriamente ridurre i costi amministrativi a carico delle imprese italiane,le scatole nere sono state cessate.
E dire che Tremonti qualche informazione su come girano davvero le cose nel vending avrebbe potuto rintracciarla senza troppa fatica.Nella seconda azienda piu importante del settore,il Gruppo Argenta (200 milioni di giro d'affari e 1500 dipendenti) ,siede,con la qualifica di sindaco effettivo,un tal Antonio Vitali,domiciliato a Milano,in via Palestrina e prima in via Crocefisso 12.Cioè proprio dove ha sede lo studio legale (e fiscale) Tremonti, Vitali,Romagnoli,Piccardi e Associati.Di cui Vitali è un partner.

mercoledì 6 agosto 2014

Caffè senza tasse (1 parte)



No comment...sono in vacanza...

da LADRI-Stefano Livadiotti (Bompiani)

"Le macchinette distributrici di bibite e snack sono un formidabile business.Ogni anno macinano due miliardi e mezzo.Ma i loro incassi restano ignoti al fisco.Così il ministro Visco aveva  stabilito di dotarle di una sorta di scatola nera per controllarne i guadagni.Ma Tremonti,appena tornato al ministero,ha smantellato la legge".


Il mercato del lavoro,la riforma fiscale,le macchinette che distribuiscono merendine.Cosa hanno in comune? Semplice: sono tra i temi caldi indicati nell'Agenda possibile,la relazione del gruppo di lavoro in materia economico-sociale che è stata consegnata nell'aprile del 2013 al presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano,e che avrebbe dovuto costituire una sorta di traccia per il programma del nuovo governo."Bisogna potenziare iniziative finalizzate a insegnare stili di vita salutari nelle scuole e nelle università,promuovendo,sul modello americano,l'eliminazione dai distributori automatici collocati nelle scuole di cibo e bevande ad alto contenuto calorico", si legge a pagina 40.Il problema delle macchinette che distribuiscono caffè,bibite e snack per 2,5 miliardi di euro l'anno è dunque considerato una delle priorità nazionali.
Un riflettore,quello acceso dai saggi del Quirinale, che provoca piu di qualche fastidio agli operatori del vending (come lo chiamano nel loro gergo gli addetti ai lavori), da un po di tempo allergici a ogni forma di pubblicità.Qualche anno fa erano finiti su Internet gli atti di un convegno in cui si celebrava la performance economica del settore,che sembra uno dei pochi in grado di sfuggire quasi completamente ai morsi della crisi.Appena si è sparsa la voce negli uffici del fisco cominciavano a chiedersi quanto i distributori automatici fruttassero alle casse dello Stato in termini di entrate tributarie qualcuno si è premurato di far sparire tutto.
Il business delle macchinette ,in effetti,va a gonfie vele.Secondo i dati ufficiali,i ricavi sono cresciuti del 12% nel 2010 e di oltre il 7% nel 2011.Solo nel 2012,il primo anno dal dopoguerra chiuso con un calo nelle vendite nazionali dei beni di largo consumo,anche le macchinette hanno subito una battuta d'arresto,limitando comunque al minimo i danni: le consumazioni sono calate del 2,74% ,ma i prezzi sono saliti.E così alla fine il fatturato complessivo è sceso solo dello 0,78%.Un'inezia.
I numeri sono impressionanti.Due milioni e 254 mila distributori installati un pò ovunque:in uffici ,scuole,ospedali,stazioni,aereoporti,impianti sportivi.Dieci milioni di clienti abituali (che infilano cioè una monetina nella macchinetta ogni giorno o quasi).Piu altri dodici milioni che danno il loro contributo in almeno un caso al mese.Un totale di pezzi venduti pari a 5 miliardi e 905 milioni ogni anno.E un esercito di 33.000 5 500 addetti.
Basta però prendersi la briga di impugnare una calcolatrice per capire che i conti non tornano,in nessun modo.A partire dal numero dei clienti.Lucio Pinetti,presidente della Confida,l'associazione di settore della Confcommercio che rappresenta 500 tra produttori e gestori,assicura che tra il 2009 e il 2012 sono cresciuti di 980.000 unità e quindi,dice lui,del 2,3%.Delle due l'una:o non sa far di conto o non la dice giusta,perchè il 2,3% di 22 milioni fa 506.000.

martedì 5 agosto 2014

IL MOVIMENTO 5 STELLE:Dicono di Grillo (2 parte)



Non comment sono in vacanza...

da MOVIMENTO 5 STELLE- Paolo Marcolisi (Barbera Editore)

Grillo non fa altro che aizzare la piazza su temi che fanno parte del programma dell'Unione

MARCO TRAVAGLIO

Il comico Beppe Grillo ha dato vita al consueto paradosso di chi dice di voler fare "antipolitica".In realtà il suo è stato un riuscito rito liberatorio,versione civilizzata di quelli celebrati presso certe tribù primitive dove lo stregone che aveva sbagliato e abusato veniva linciato dai suoi ex fedeli e,in qualche caso, mangiato.Grillo ha colto l'ondata di risentimento che c'è nel paese mettendo a bollire in un unico calderone richieste sacrosante e altre di chiaro sapore qualunquistico.E' vero che grida vendetta vedere in parlamento dei condannati a pene definitive.Ma prenderla in blocco con le case degli onorevoli è invece demagogia;nel mucchio ci sono autentiche situazioni di privilegio accanto ad altre legittime che risalgono a decenni fa.Attaccare in blocco i partiti è una sciocchezza. I partiti sono stati i tiranti, i tendini di un paese molto diviso,spesso hanno garantito loro, in mancanza d'altro,una riconoscibilità nazionale.Non i partiti in sè ma la loro degenerazione,la loro trasformazione in macchine elettorali o di sottogoverno,la loro trasformazione in macchine elettorali o di sottogoverno,è la malattia politica da curare;così come la presa soffocante d'una politica degenerate sulla vita di singoli cittadini e delle loro imprese.Il guaio per Grillo,e per tutti noi, è che quando s'è consumato il rito liberatorio,dopo aver ucciso lo stregone o avergli gridato in piazza un vituperio,l'antipolitica non conta piu niente e non porta a niente.L'antipolitica raccoglie un sintomo,lo interpreta,lo potenzia ma non ha nessuna terapia da proporre.Fino a quando non diventa essa stessa politica.E' questo  il paradosso.

CORRADO AUGIAS

Le parole possono trasformarsi in pietre, le pietre in pallottole.E' già accaduto ,l'Italia è stata per quasi vent'anni prigioniera del terrorismo.E' un pericolo che può ripresentarsi e non vorrei che Grillo,anche contro i suoi progetti ed i suoi programmi,diventi il veicolo per questo male terribile.

GIAMPAOLO PANSA

Se non vuoi diventare anche tu rapidamente un ras,sottoponiti al confronto come tutti noi e poi smetti di dire parolacce e smetti di pensare di avere ragione semplicemente perchè alzi i toni, spari, dici bip, bip, bip... cos' convinci soltanto la gente che scrive nelle latrine dello stadio viva e abbasso.

GIANNI RIOTTA

Beppe Grillo:uno straordinario comunicatore,che riempie,da anni, piazze,teatri-tenda ,e perfino stadi.al tempo stesso attore,predicatore,fustigatore, comico, tragico, dissacrante e moralista.

ILVO DIAMANTI

Per il comico guru "il Sistema" non è la dittatura degli industriali e dei banchieri sul lavoro salariato (per il quale non mostra interesse),ma l'indistinta cupola della "Vecchia Politica dei Partiti" che si intromette nella vita  reale dell'economia (senza aggettivi) per condizionarne il corso e lederne le virtù.La soluzione? Non il rovesciamento del capitalismo,a partire dalla nazionalizzazione (senza indennizzo) delle banche,ma la difesa dell'autonomia delle banche dalla "Politica".Anche dalla politica liberale dei "morti viventi" contro cui, a volte,si inveisce nei comizi.Non il controllo operaio e popolare sul sistema finanziario,quale condizione decisiva di un'alternativa di società,ma un rosario di innovazioni telematiche e tecnologie all'interno di questa società. Non un altro potere nel mondo reale,ma l'immaginario del mondo virtuale.Nel mondo reale,viva Profumo,e l'autonomia dei banchieri.Dunque il potere borghese.

MARCO FERRANDO

Lunga vita a Grillo.Il 95% dei suoi elettori sono voti sottratti alla sinistra (...).A forza di togliere voti alla sinistra sta diventando il nostro miglior alleato...

SILVIO BERLUSCONI

lunedì 4 agosto 2014

IL MOVIMENTO 5 STELLE.Dicono di Grillo... (1 parte)




Non comment sono in vacanza...

da MOVIMENTO 5 STELLE- Paolo Marcolisi (Barbera Editore)

A me,invece, Grillo piace.Lo considero il piu efficace comico in circolazione.Anzi:"comico" non è la parola giusta.Grillo non è un comico,non è un moralistica,non è un predicatore:è tutte queste cose insieme.Nel panorama dello spettacolo italiano, dove abbonda il bollino misto, è un'eccezione ambulante (e urlante).Lei ha ragione quando dice che Grillo esagera.Non soltanto esagera:provoca anche, e insulta,e offende.Non soltanto esagera;provoca anche, e insulta,e offende.Ma tutte le categorie di giudizio,con un tipo così,  risultano inadeguate.Grillo appartiene ad una specie animale particolare,formata da un solo esemplare:lui.O lo strozziamo e lo applaudiamo.Io appena posso,lo applaudo.Perchè i suoi eccesi,a differenza di quelli di Sgarbi, odorano di bucato.

INDRO MONTANELLI


"Lenin gli fa un baffo"

PIERLUIGI BERSANI


Grillo è uno che ha cambiato idee troppe volte.(...)Era un grande fan di Grillo e andavo a vedere i suoi spettacoli.Ricordo una volta in cui spaccò un computer dicendo che Internet avrebbe rovinato la vita ai cittadini.In realtà è stato poi molto intelligente.

MATTEO RENZI


Glielo dicevo "sei uno scemo patetico" e rideva come uno scemo patentato.Che poteva fare? Era uno scemo patentato.Niente.E' diventato un mito della sinistra,un eroe della sinistra,un eroe pronto a sacrificarsi per la RAI,per il bene della RAI e dei consumatori.

VITTORIO SGARBI


Beppe Grillo? Un buffone,in senso classico naturalmente,che ha saltato lo steccato.Chi fa satira deve restare separato dal potere.Grillo ha sbagliato.E si è trasformato in un predicatore:è una grossa perdita.Quando metteva a fuoco i costumi e i difetti degli italiani,lo faceva con tante modulazioni diverse ed era grande.Basterebbe ricordare "Te lo do io l'America".Oggi è un predicatore e ha un tono solo,è monocromo.E poi che bisogno c'è di urlare? La comicità non ne ha bisogno,è di per sè violenza.

PAOLO ROSSI


Grillo chi?

GIANFRANCO FINI



Il movimento di Grillo dovrà essere cristallino al quadrato.

ENRICO MENTANA


Tra me e Grillo c'è una sola differenza:io critico ma voglio costruire un'alternativa,lanciare un modello riformista e legalitario.Lui invece mira a sfasciare tutto e basta.

ANTONIO DI PIETRO


Beppe Grillo ha grandi meriti da artista e da uomo d'informazione.Ha anticipato lo scandalo Parmalat e raccontato per anni un pezzo di potere che quasi nessuno,sui media,ha saputo o voluto raccontare al pubblico.Per questo la svolta da predicatore è ancora piu imbarazzante.Si è messo anche lui in fila a vendere complotti.La vendita di complotti è un'attività semplice e redditizia.Piace molto al pubblico perchè lava i peccati del mondo.E' bello farsi raccontare da Grillo che i motori all'idrogeno sono pronti ed è soltanto la volontà assassina di tre o quattro petrolieri a impedirne il commercio.E' una bufala scientifica ma ci permette di tornare a casa sulla Suv senza sensi di colpa

CURZIO MALTESE

domenica 3 agosto 2014

Anniversario strage stazione di Bologna.2 agosto 2014



No comment...sono in vacanza

I VIDEO




Paolo Bolognesi 1




Paolo Bolognesi 2



Il sindaco Virgilio Merola + altro

venerdì 1 agosto 2014

MARCO TRAVAGLIO: "Viva il Re!



No comment...sono in vacanza

da VIVA IL RE!-Marco Travaglio (Chiarelettere)

Boom? Quale boom?

Alle elezioni amministrative,incuranti del monito presidenziale,gli italiani premiano il Movimento 5 Stelle,che balza dall'1-2 all'8% su scala nazionale.E alle comunali di Parma sorpassa il Pdl che ha ridotto la città alla bancarotta,mandando al ballottaggio contro il Pd il suo candidato Federico Pizzarotti.Napolitano non la prende bene.Ai giornalisti che gli chiedono un commento al boom di Grillo, l'8 maggio replica furente:"Di boom ricordo quello degli anni Sessanta,altri non ne vedo".Anzi, non li vuole proprio vedere:"Le amministrative sono un test piuttosto circoscritto".Ma si,dai, non è successo niente.
Il fatto è ormai, all'incontinente presidente,scappa di monitorare un giorno si e l'altro pure.Negli ultimi due mesi (aprile e maggio) è riuscito a farlo sulla politica,sui partiti (non sono il regno del male,non vanno demonizzati", "sono indispensabili"),sui soliti magistrati,su Benigno Zaccagnini,sul semipresidenzialismo,sulle Fosse ardeatine,sulla Protezione civile,sulle risorse per il territorio,contro il web caro ai 5 Stelle (nemmeno la rete può condurre direttamente al luogo delle decisioni politiche),sul paesaggio come ricchezza nazionale,e persino sull'America's Cup di vela a Napoli.Irrefrenabile.

UN SOBRIO 2 GIUGNO

Il boom dei 5 Stelle Napolitano l'ha sentito eccome.Infatti nel tentativo di arginare il vento della protesta anti-Casta,prende subito le contromisure.Il 2 giugno,per quella che tutti pensano sia l'ultima sua festa della Repubblica sa capo dello Stato,corre ai ripari:per amore di popolarità o per timore di impopolarità,conferma il tradizionale ricevimento della vigilia nei giardini del Quirinale  con duemila invitati e poi la classica parata militare ai Fori imperiali,ma ne annuncia una versione "autera" e "sobria".Sarà, ma gli ospiti del banchetto sono piu di 2000,con 200 camerieri e 5000 bottiglie di vino.Spesa stimata di 300.000 euro.
Alla fine,una nota ufficiale del Colle recita testualmente:"La composizione del buffet definitivamente offerto ai partecipanti al ricevimento è stata la seguente:crostini,canapès, panini,focaccine, formaggi (mozzarelle e ricotta del coordinamento Libera,provola,parmigiano),cous-cous di verdure di Libera,frutta,bevande (vini di Libera,prosecco,succhi di frutta,acqua minerale).Di Pietro,che ha disertato per protesta,denuncia "la sagra degli sprechi".Napolitano non si tiene e replica:"Non sa che cosa dice".