Anglotedesco

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giovedì 26 aprile 2018

La manifattura torna a casa




Adesso la grandi aziende gli schiavi li trovano anche qui...

Secondo il rapporto "Economia e finanza dei distretti industriali" del centro Studi e ricerche di Intesa San Paolo,i casi di rimpatrio o potenziamento produttivo più noti avvenuti negli anni scorsi hanno riguardato parecchi marchi alla moda,come Louis Vuitton,Prada ,Ferragamo,Ermenegildo Zegna,Bottega Veneta,Geox e Benetton (con il nuovo reparto di tessitura a Castrette di Villaorba dove viene realizzato il maglione in cachemire e lana merinos)  e aziende produttrici di borse e valigie come Piquadro e Nannini.Proprio l'abbigliamento e gli articoli in pelle figurano ai primi posti (subito prima dei computer e dei prodotti di elettronica e ottica) della classifica dei settori interessati dalle operazioni di back resboring collezionate  nella banca dati Utri-Club More reshoring.
 Quello delle motivazioni dei cambi di strategia e dei rientri in patria è il capitolo piu interessate.Nelle statistiche dello European Monitor,i movimenti piu citati sono la generica riorganizzazione del gruppo e i più stimolanti "scarsa qualità delle produzioni offshore" ,"tempi di consegna" e "prossimità al cliente".Fattori che sono ovviamente cresciuti nel tempo fino a diventare predominanti  quando anche in Cina e nei Paesi dell'Est Europa il costo del lavoro ha preso ad aumentare,proporzionalmente alla presa di consapevolezza da parte dei lavoratori asiatici e alla progressiva integrazione europea di Romania e altri Paesi dell'area. È del tutto evidente che,se l'enorme vantaggio in termini di costo del lavoro si assottiglia ,i minori costi di trasporto,la variabile dei tempi ,il controllo sulla qualità della filiera produttiva,la vicinanza a distributori e clienti finiscono per diventare i fattori chiave delle scelte strategiche delle aziende.Per quelle nazionali,poi, c'è il valore del "made in Italy",particolarmente apprezzato dai consumatori stranieri,non a caso uno dei fattori piu considerati.
Ma c'è un fattore destinato a pesare più degli altri da qui in avanti nel mix delle scelte strategiche:i processi di automazione."Il grappolo di tecnologie 4.0 , spiega Guido Nassimbeni,professore di Ingegneria gestionale a Udine e coordinatore del gruppo di lavoro sul reshoring,sono oggi il tema dominante.Se un'azienda ha in programma un investimento per la costruzione di un nuovo stabilimento,conviene metterlo là dove esiste un polo di eccellenza sulle tecnologie 4.0".

Da La Repubblica Affari  Finanza del 23 aprile 2018. Roberto Rho

martedì 24 aprile 2018

L'ex viceministro Heiner Flassbeck:"Borghi e Bagnai sono tra i pochi ad aver capito la situazione"



Come dicevo ieri su Twitter:per un cambiamento radicale del mndo ci vuole qualcosa di forte,non si può continuare a sognare ad occhi aperti con promesse irrealizzabili. Ci penserà la robotica, moneta sovrana o no, cambierà poco.Servirà per creare un reddito di cittadinanza...

"Nel 1999 l'euro si è basato sull'accordo sull'inflazione stabilita dalla Bce guardando a quella tedesca.Il costo del lavoro è andato di conseguenza,ma la Germania con la sua alta produttività lo ha ridotto danneggiando Paesi come Italia ,Francia,Spagna e Grecia".

"L'Italia minacci l'uscita dall'euro se la Germania non alza il costo del lavoro e diminuisce il surplus commerciale.Gli economisti italiani sono un grave problema per il Paese.Claudio Borghi e Alberto Bagnai sono tra i pochi ad aver capito la situazione.Sento dire che in Italia bisogna alzare la produttività,ma non basta :il problema è che in Germania il lavoro costa meno e questo in Unione europea non dovrebbe essere permesso.Ora serve un accordo diverso con la Germania per riformare il patto di stabilità europeo o lasciare l'Unione."



"Politicamente è molto difficile uscire dall'euro,economicamente sarebbe un danno all'inizio per poi forse avere benefici,ma il punto è che l'Unione europea così non funziona,perché fa troppo gli interessi della Germania a discapito degli altri".

Da Libero del 23 aprile 2018-l'ex viceministro delle Finanze Heiner Flassbeck risponde alle domande di Francesco Gentile

lunedì 23 aprile 2018

Le banche gestiscono i fondi del commercio di marijuana.Ma va...



La legalizzazione della marijuana in California si è estesa alle banche che ora potranno gestire i fondi derivati dal suo commercio.Questo business significherà un introito di 600 milioni di dollari l'anno in tasse.

da LA REPUBBLICA del 20 aprile 2018

E voi mi raccomando masse di plagiati, se domani mattina vi dicono che pestare a piede nudo una merda di cane fa bene, pestatela.Dovete sempre fare gli interessi di grandi banche e multinazionali.Ma presto ci penserà la robotica a fare giustizia...

domenica 22 aprile 2018

Il Pd vuole le lavoratrici italiane schiave come quelle somali



Ho voluto prendere come esempio questo bell'articolo (non l'ho pubblicato per intero) di BILL DONAHUE sulla schiavitù delle operaie somali ,per far capire in che modello economico viviamo:quello neoliberista.L'importante è far fare grandi profitti alle multinazionali, fregandosene dei diritti dei lavoratori.E' esattamente la politica economica del PD.

La zona industriale Hawassa (Somalia) è nata molto rapidamente grazie a un'azienda pubblica cinese che in nove mesi ha realizzato 56 capannoni destinati alla produzione tessile.Il costo,secondo la commissione etiope per gli investimenti ,è stato di 250 milioni di dollari.
Al centro servizi le donne si sottopongono a test d'idoneità e sono divise in tre categorie:le più dotate finiscono alle macchine da cucire;le meno qualificate si occupano di impacchettare i prodotti e le altre alle pulizie.
E' un momento di passaggio per settore tessile nel mondo: l'Etiopia,un paese del Corno d'Africa con piu di 100 milioni di abitanti,sta diventando l'ultimo livello della filiera che produce fast-fashion,abiti economici e alla moda.Attirati dagli incentivi fiscali,dalle promesse d'investimenti nelle infrastrutture e da una manodopera a costi bassissimi,paesi come la Cina e lo Sri Lanka,dove gli imprenditori occidentali avevano spostato la produzione,sono diventati intermediari per grandi aziende di abbigliamento come Guess, H&M e Levi's.
A queste imprese l'Etiopia piace perchè il governo di Addis Abeba ha bisogno di loro almeno quanto loro hanno bisogno di manodopera e di sgravi fiscali.
Le aziende che trasferiscono la produzione in Etiopia non devono pagare le imposte sul reddito per i cinque anni e sono esonerate da dazi e tasse sull'importazione di beni capitali ,come i macchinari e materiali per l'edilizia.
L'Etiopia può permettersi tanta generosità perche riceve molti soldi dalla Cina.Dal 2010 al 2015 ha ottenuto 10,7 miliardi di dollari di prestiti,almeno secondo le stime del gruppo di ricerca China-Africa della John's Hopskins University.Gran parte di questi fondi sono finite nelle aziende cinesi che costruiscono dighe,strade e reti di telefonia cellulare sfruttando la manodopera etiope.

Molti dirigenti del parco industriale,sopratutto quelli dello Sri Lanka,inviati in Etiopia per applicare gli standart di efficienza raggiunti in quel paese, pensano che gli etiopi non siano pronti a sopportare il duro lavoro nelle industrie,dice David Muller,srilanchese di padre tedesco, ex capo delle risorse umane dell'azienda tessile Hela-Indochine:
"E' un motivo di orgoglio,ma è  anche causa di resistenze".
Una laureata etiope, che ha chiesto di rimanere anonima,racconta di essere caduta in depressione dopo sei settimane passate a sorvegliare una squadra di quaranta sarte, "Quando la squadra non raggiungeva l'obiettivo fissato i capi cominciavano a sbraitare",racconta.Le donne a quel punto rallentavano,si nascondevano in bagno o uscivano a prendere una boccata d'aria invece di lavorare di più.Spesso  le operaie venivano colpite alla schiena.E quando erano costrette a lavorare nei giorni liberi o a trattenersi oltre l'orario non ricevevano gli straordinari.
Ho detto ai miei capi: "Le dipendenti non sono qualificate e non hanno ricevuto una formazione.Non potete aspettarvi che producano 120 pezzi all'ora,se le mettete sotto pressione,finiranno per danneggiare i prodotti".
L'esternalizzazione della produzione verso i paesi in via di sviluppo ha permesso ai consumatori occidentali d'ignorare,consapevolmente o meno ,la questione dei danni ambientali e delle condizioni di lavoro che si nascondono dietro l'invasione di capi di abbigliamento a buon mercato.Dopo la tragedia del Rana Plaza in Bangladesh,dove morirono più di 1.100 operai,una coalizione di nove associazioni tra cui la Clean Clothes a 72 aziende d'abbigliamento di firmare un "patto di trasparenza" con cui s'impegnano a pubblicare i nomi e gli indirizzi degli impianti dove producono i loro capi.Diciassette imprese hanno accettato di rispettare il patto al 100% tra cui Nike,Patagonia e Levi's,mentre altre si sono adeguate in parte.

BILL DONAHUE ,BLOOMBERG

Trazduzione l'INTERNAZIONALE

sabato 21 aprile 2018

La Corea del Nord ha annunciato la sospensione dei suoi test nucleari e missilistici


La Corea del Nord ha annunciato la sospensione dei suoi test nucleari e missilistici e smantellato la sua base di test nucleari che aveva a Punggye-ri, nel nord del paese. La notifica sorprendente, impensabile pochi mesi fa, serve a facilitare lo sviluppo dei prossimi vertici tra le due Coree e Kim Jong-un con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
I test "non sono più necessari per la Repubblica Democratica Popolare di Corea (il nome ufficiale del paese)", avendo già completato lo sviluppo del suo programma di armamento, ha dichiarato il Leader Supremo della Corea del Nord, citato dall'agenzia KCNA. A partire da ora, Kim ha deciso, gli sforzi si concentreranno sullo sviluppo dell'economia.

"Stiamo per abbandonare i test nucleari e intercontinentali sui missili balistici dal 21 aprile 2018. Il campo di test del nord verrà smantellato per garantire in modo trasparente che i test nucleari siano completati", si legge nella dichiarazione. "Concentreremo tutti gli sforzi per creare una potente economia socialista e migliorare significativamente la qualità della vita delle persone, mobilitando tutte le risorse umane e materiali del paese".

La Corea del Nord faciliterà inoltre "stretti contatti e un dialogo attivo con i paesi vicini e la comunità internazionale" e creerà "un clima internazionale favorevole" che consentirà lo sviluppo economico.

La fine dei test sugli armamenti è sorprendente perché la Corea del Nord l'ha adottata volontariamente. Un gesto di Kim Jong-un per assicurare il regolare sviluppo del suo summit il prossimo venerdì con il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in, e alla fine di maggio o all'inizio di giugno con Trump.

 Come indicato nel comunicato del KCNA, il regime ha completato il suo programma di armamenti. E in nessun momento fa alcun tipo di allusione all'idea di liberarsi delle sue bombe nucleari o dei missili che ha impiegato vent'anni a sviluppare, e che considera la garanzia di sopravvivenza del paese e del regime.

venerdì 20 aprile 2018

La bilancia commerciale britannica nel 2017 è stata negativa per 100 miliardi di euro



Il governo inglese vede in caso di accordo di libero scambio,l'ipotesi piu favorevole a Londra,una crescita del Pil del 5% nei prossimi 15 anni.Specularmente ,la mancata crescita della ricchezza lorda comunitaria è stimata invece tra lo 0,11 e lo 0,25%.Anche sul commercio  a perdere sarà Londra: la sterlina t oggi traina l'export,che nel periodo  luglio 2016/ dicembre 2017 ha registrato una crescita mensile dello 0,9%.Ma il Regno Unito resta un importatore netto:e nel solo 2017 la bilancia commerciale è stata negativa per 100 miliardi di euro,annullando l'effetto della sterlina debole sui conti.Altro dato :il 34% dell'export verso la Ue rimarrà privo di tariffe grazie allo scudo del Wto.Ma una quota compresa tra il 15 e il 27% delle merci inglesi rischia di avere tariffe elevate ,con un danno di 30 miliardi di euro per le imprese,spalmati su automobili, agricoltura,alimentari,prodotti chimici.

Da La Repubblica Affari e Finanza. FABIO BOGO

giovedì 19 aprile 2018

In poche righe l'utente Luben22 sintetizza il perchè odiano Bashar al Assad




Leggevo un post  sul GIORNALE online che spiegava il reportage di Robert Fisk dopo l'attacco criminale di sabato scorso in Siria.
Ho controllato i commenti all'articolo di Matteo Carnieletto e sono rimasto colpito da quello dell'utente Luben22. In pochissime righe ha spiegato il perché odiano così tanto Bashar al-Assad:

"Assad sta vincendo e che fa? Lancia i gas per farsi bombardare dagli USA-UK-FR? Ma non fatemi ridere! La stampa occidentale è la fabbrica delle fake news. Hanno tutti voglia di allungare la guerra contro i siriani, con tutte le scuse possibili. La causa prima è il gasdotto dall'Arabia al Mediterraneo, le altre cause sono: la Banca Nazionale di Siria è di proprietà statale, La Siria non ha debito pubblico, ha rifiutato il FMI e le sue cure mortali per l'economia, ma soprattutto, orrore, ha osato eliminare il dollaro USA nelle transazioni internazionali; Proprio come avevano fatto Iraq e Libia."